Nigel: STARZ se passa il si chi sbaglia paga uguale. La questione è mal posta. Votate quello che vi pare non il contrario di quello che vi sta sul cazzo.
Nigel: STARZ come vedo non hai una opinione ma ti limiti a riportare quello che trovi scritto perché, evidentemente, non sei mai entrata in un'aula di tribunale. Sul punto 1) nessun avvocato comincia una causa persa quindi, se ci sono prove io PM promuove l'azione, altrimenti deve essere prudente, 2) la giustizia costa, e se una riforma fa funzionare meglio il sistema vale il maggior costo, 3) la magistratura non deve essere politicizzata, come attualmente è, tanto che le righe rosse hanno il potere di inibire l'azione del governo,
Nigel: STARZ la differenza tra me e te è che io non ho odio né preconcetti e sono libero di cambiare opinione se un ragionamento è convincente. Tu mi pare che vai a ideologia. Per sapere che c'entra sto post di Ruby con il si/no?
STARZ: non siamo davanti a una questione “tecnica”, ma a un passaggio che tocca l’equilibrio tra i poteri dello Stato e, quindi, le garanzie democratiche di tutte e tutti. Per questo sosteniamo le ragioni del NO e invitiamo lavoratrici e lavoratori, cittadine e cittadini a non sottovalutare l’impatto della riforma.
Cosa cambia con la riforma e perché diciamo NO 1) Indebolire l’autonomia della magistratura significa indebolire la democrazia L’indipendenza della magistratura non è un privilegio “di categoria”: è una garanzia per i cittadini, soprattutto per chi è più esposto a disuguaglianze, abusi, soprusi, poteri economici forti o decisioni arbitrarie. Se chi deve controllare il rispetto della legge diventa più vulnerabile a condizionamenti esterni, si indebolisce l’intero sistema di tutela dei diritti.
2) Il cuore della riforma è il CSM: più frammentato, più fragile Uno dei punti centrali è la trasformazione del Consiglio Superiore della Magistratura: la riforma lo spezza e ridisegna i meccanismi di composizione. Viene introdotto il sorteggio per la scelta dei membri togati, presentato come risposta al correntismo. Ma un organo di autogoverno “in mano al caso” rischia di diventare più debole, meno competente, meno capace di svolgere la funzione di garanzia che la Costituzione gli attribuisce. Accanto a questo, la selezione dei membri laici attraverso liste determinate dalla maggioranza parlamentare espone il sistema a un rischio evidente: aumentare il peso dell’interferenza politica su un organo che dovrebbe essere presidio di autonomia
3) Separazione delle carriere: non accelera la giustizia, cambia il rapporto tra poteri La riforma ripropone la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri come se fosse la soluzione ai problemi della giustizia. Ma i problemi urgenti sono altri: carenza di personale, arretrati, investimenti tecnologici insufficienti, organizzazione degli uffici. Separare le carriere non rende automaticamente i processi più rapidi. Al contrario, può produrre un effetto sistemico: un pubblico ministero più isolato, con un autogoverno indebolito alle spalle. Nei sistemi in cui le carriere sono separate, il rischio segnalato da molti osservatori è che il PM tenda a dipendere più direttamente dall’esecutivo, con conseguenze potenzialmente gravi sul principio di imparzialità e sull’uguaglianza dei cittadini davanti alla legge. 4) Alta Corte disciplinare: più permeabile alle pressioni, meno garanzie finali La riforma introduce una nuova Alta Corte disciplinare con una composizione che include anche membri non magistrati e senza il controllo finale della Cassazione. Il rischio è che il procedimento disciplinare possa diventare uno strumento più esposto a pressioni esterne. In un quadro simile, la minaccia di sanzioni può trasformarsi in un condizionamento, soprattutto nei procedimenti più sensibili.
Cosa non c’è nella riforma: le risposte ai problemi veri della giustizia Un punto decisivo, spesso rimosso dal dibattito: questa riforma non interviene sulle cause concrete che rendono la giustizia lenta e faticosa per cittadini e lavoratori. Non c’è un piano strutturale su organici, personale amministrativo, sedi, strumenti digitali, organizzazione del lavoro negli uffici giudiziari. Come FP CGIL Emilia-Romagna lo diciamo con chiarezza: se davvero si vuole una giustizia più efficiente e più vicina alle persone, servono risorse, assunzioni, formazione, innovazione tecnologica, e una programmazione stabile. Non uno stravolgimento costituzionale che rischia di spostare gli equilibri tra poteri e ridurre le garanzie
STARZ: Nigel "tanto che le righe rosse hanno il potere di inibire l'azione del governo" Così, dopo tanta cogitazione, si è espresso, autorevolmente, l' auto proclamato apostolo del libero pensiero.
Più che da condizionamenti ideologici, sei scevro di conoscenza dei fondamenti dello stato di diritto.
Già spesi i mille euri con un click?!
Grazie x l'aiutino da casa.
"Votate quello che vi pare":
NOOO
Basta la parola... ieri come oggi
(Molto più di 10 anni fa, un evergreen)
Per questo sosteniamo le ragioni del NO e invitiamo lavoratrici e lavoratori, cittadine e cittadini a non sottovalutare l’impatto della riforma.
Cosa cambia con la riforma e perché diciamo NO
1) Indebolire l’autonomia della magistratura significa indebolire la democrazia
L’indipendenza della magistratura non è un privilegio “di categoria”: è una garanzia per i cittadini, soprattutto per chi è più esposto a disuguaglianze, abusi, soprusi, poteri economici forti o decisioni arbitrarie. Se chi deve controllare il rispetto della legge diventa più vulnerabile a condizionamenti esterni, si indebolisce l’intero sistema di tutela dei diritti.
2) Il cuore della riforma è il CSM: più frammentato, più fragile
Uno dei punti centrali è la trasformazione del Consiglio Superiore della Magistratura: la riforma lo spezza e ridisegna i meccanismi di composizione. Viene introdotto il sorteggio per la scelta dei membri togati, presentato come risposta al correntismo. Ma un organo di autogoverno “in mano al caso” rischia di diventare più debole, meno competente, meno capace di svolgere la funzione di garanzia che la Costituzione gli attribuisce.
Accanto a questo, la selezione dei membri laici attraverso liste determinate dalla maggioranza parlamentare espone il sistema a un rischio evidente: aumentare il peso dell’interferenza politica su un organo che dovrebbe essere presidio di autonomia
3) Separazione delle carriere: non accelera la giustizia, cambia il rapporto tra poteri
La riforma ripropone la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri come se fosse la soluzione ai problemi della giustizia. Ma i problemi urgenti sono altri: carenza di personale, arretrati, investimenti tecnologici insufficienti, organizzazione degli uffici.
Separare le carriere non rende automaticamente i processi più rapidi. Al contrario, può produrre un effetto sistemico: un pubblico ministero più isolato, con un autogoverno indebolito alle spalle. Nei sistemi in cui le carriere sono separate, il rischio segnalato da molti osservatori è che il PM tenda a dipendere più direttamente dall’esecutivo, con conseguenze potenzialmente gravi sul principio di imparzialità e sull’uguaglianza dei cittadini davanti alla legge.
4) Alta Corte disciplinare: più permeabile alle pressioni, meno garanzie finali
La riforma introduce una nuova Alta Corte disciplinare con una composizione che include anche membri non magistrati e senza il controllo finale della Cassazione. Il rischio è che il procedimento disciplinare possa diventare uno strumento più esposto a pressioni esterne. In un quadro simile, la minaccia di sanzioni può trasformarsi in un condizionamento, soprattutto nei procedimenti più sensibili.
Cosa non c’è nella riforma: le risposte ai problemi veri della giustizia
Un punto decisivo, spesso rimosso dal dibattito: questa riforma non interviene sulle cause concrete che rendono la giustizia lenta e faticosa per cittadini e lavoratori. Non c’è un piano strutturale su organici, personale amministrativo, sedi, strumenti digitali, organizzazione del lavoro negli uffici giudiziari.
Come FP CGIL Emilia-Romagna lo diciamo con chiarezza: se davvero si vuole una giustizia più efficiente e più vicina alle persone, servono risorse, assunzioni, formazione, innovazione tecnologica, e una programmazione stabile. Non uno stravolgimento costituzionale che rischia di spostare gli equilibri tra poteri e ridurre le garanzie
" io ci ragiono, non riporto minchiate prese qua e la"
Te le autoproduci, come un bravo balilla autarchico
" io ci ragiono"
"tanto che le righe rosse hanno il potere di inibire l'azione del governo"
Così, dopo tanta cogitazione, si è espresso, autorevolmente, l' auto proclamato apostolo del libero pensiero.
Più che da condizionamenti ideologici, sei scevro di conoscenza dei fondamenti dello stato di diritto.
Sarebbe l' ABC.
"che c'entra sto post di Ruby con il si/no?"
Parola di Giorgia, ieri come oggi.