mamoski: Ha fatto domanda di percepirli in quanto era l'ultima possibilità di entrare nella classifica per percepirli. Lo ha fatto in quanto la crisi congiunturale è alle porte e "si sa mai". MA AD OGGI IL FATTO RESISTE CON I SUOI ABBONAMENTI E NON HA ANCORA PERCEPITO UN SOLO EURO DI FINANZIAMENTO PUBBLICO. Raccontala giusta non alla maniera del tuo giornale del piffero . Se conosci l'italiano FARE RICHIESTA NON SIGNIFICA AVERLI PERCEPITI.
La Società Editoriale Il Fatto comunica che nel dicembre scorso, in presenza del decreto che prevede un contributo straordinario all’editoria per la stampa dei giornali cartacei nella misura di 10 centesimi per ogni copia venduta, ha presentato la domanda. SEIF è ben consapevole dell’importanza che riveste per il Fatto quotidiano non percepire finanziamenti pubblici. Ma, data la crisi del mercato editoriale e il momento congiunturale molto difficile, l’amministratore delegato, per le responsabilità che gli competono, ha ritenuto di predisporre la domanda entro la scadenza per garantire la continuità aziendale, supportare la transizione digitale in corso e prevenire eventuali situazioni di rischio. Con la presente nota, intende però precisare che il contributo assegnato dal decreto del 9 marzo scorso non è stato percepito e che l’intenzione della Società Editoriale Il Fatto, qualora il trend positivo che stiamo registrando nel primo trimestre e il sostegno dei nostri lettori e dei nostri abbonati proseguano, rimane quella di non percepirlo. E faremo di tutto perché sia così.
Pastafariano: Una volta il Corsera tirava un milione di copie al giorno, oggi solo poche decine di migliaia... la colpa è della gente che non legge, mica delle minchiate che scrivono, figuriamoci le altre testate... 😁
OT: la mia personale guerra contro il Corriere del Ticino, quotidiano locale da 100.000 copie, ha "casualmente" comportato le dimissioni del Direttore Risvoltino Paride Pelli, andato in Burnout... 🤣🤣🤣
Beniamino7F: mamoski non è proprio così. Tra il 2020 e il 2021 ha percepito 72.000 Euro per il credito d’imposta sui servizi digitali, una garanzia pubblica (classificata come aiuto di Stato) di 2 milioni e mezzo di Euro per il finanziamento per i danni del Covid19 e un’esenzione fiscale di 500.000 Euro per le attività di consulenza per la quotazione in borsa. Fonte Registro nazionale Aiuti di Stato
oliver: mamoski c'è forse scritto che li ha avuti ? No, quindi... Non ti serve "urlare", capiamo il tuo risentimento😅 Pensa, io avevo anche qualche dubbio sulla veridicità della notizia...
mamoski: Beniamino7F credito d'imposta è stato un aiuto di stato per decreto un aiuto dato a tutte le attività con iscrizione alla camera di commercio. In tutti i modi l'argomento era tutt'altro. Se vuoi ti dico quante copie vende Libero e quanti soldi pubblici percepisce ...se vuoi ti dico quanti soldi pubblici percepisce il tuo amico italo bocchino e quante copie vende.
Beniamino7F: mamoski non mi interessa perchè, ti stupirai, non leggo Libero ma solo giornali di Sinistra in rete. Sarebbe sciocco, non trovi, leggere notizie, idee o pensieri sulle quali sei già d'accordo, non credi? Molto meglio leggere chi non la pensa come te, questa è la vera libertà di informazione che tu (e molti come te) non capisci. Il Fatto è la tua confort zone, lì la pensano come te (o meglio, loro ti fanno pensare così e tu abbocchi) e non ci sono fascisti cattivoni che minano le tue granitiche certezze progressiste. Noterai infatti che rispondo con notizie prese da loro perchè mi piace quando vi sbertucciate con le vostre stesse penne. Visto che aiuti statali, quindi finaziamenti pubblici, di qualunque tipo essi siano (come tu stesso ammetti), li hanno comunque presi, questa dicitura è falsa, concordi?
Il "credito d'imposta" menzionato in relazione a Il Fatto Quotidiano (SEIF - Società Editoriale Il Fatto SpA) fa generalmente riferimento ad agevolazioni fiscali di cui beneficia l'azienda, principalmente legate agli investimenti pubblicitari incrementali o a crediti d'imposta su investimenti in beni strumentali (Transizione 4.0), piuttosto che a contributi diretti all'editoria.
Ecco i punti chiave: Natura del credito: Non si tratta di finanziamenti a fondo perduto erogati direttamente dallo Stato, ma di un risparmio sulle tasse. Il credito d'imposta permette all'azienda di compensare (ridurre) i debiti fiscali, come IRPEF, IRES o IVA, attraverso l'F24. Investimenti Pubblicitari: Spesso citato è il credito d'imposta sugli investimenti pubblicitari incrementali, una misura che favorisce le aziende che investono in campagne promozionali su giornali e testate online. Differenza dai contributi diretti: Il Fatto Quotidiano ha storicamente sottolineato di non ricevere i contributi diretti all'editoria (finanziamento pubblico), sostenendo di essere un giornale indipendente. Tuttavia, come molte imprese italiane, usufruisce di bonus fiscali e crediti d'imposta previsti dalle normative nazionali per specifici investimenti. Utilizzo: Tali crediti vengono utilizzati in compensazione nel modello F24 per pagare contributi previdenziali, assistenziali e altre imposte.
In sintesi, si tratta di un'agevolazione fiscale automatica basata su spese sostenute (investimenti), riconosciuta dallo Stato, che riduce l'onere fiscale della società editrice.
Raccontala giusta non alla maniera del tuo giornale del piffero . Se conosci l'italiano FARE RICHIESTA NON SIGNIFICA AVERLI PERCEPITI.
La Società Editoriale Il Fatto comunica che nel dicembre scorso, in presenza del decreto che prevede un contributo straordinario all’editoria per la stampa dei giornali cartacei nella misura di 10 centesimi per ogni copia venduta, ha presentato la domanda. SEIF è ben consapevole dell’importanza che riveste per il Fatto quotidiano non percepire finanziamenti pubblici. Ma, data la crisi del mercato editoriale e il momento congiunturale molto difficile, l’amministratore delegato, per le responsabilità che gli competono, ha ritenuto di predisporre la domanda entro la scadenza per garantire la continuità aziendale, supportare la transizione digitale in corso e prevenire eventuali situazioni di rischio. Con la presente nota, intende però precisare che il contributo assegnato dal decreto del 9 marzo scorso non è stato percepito e che l’intenzione della Società Editoriale Il Fatto, qualora il trend positivo che stiamo registrando nel primo trimestre e il sostegno dei nostri lettori e dei nostri abbonati proseguano, rimane quella di non percepirlo. E faremo di tutto perché sia così.
PROPAGANDISTI BUGIARDI E VIGLIACCHI
OT: la mia personale guerra contro il Corriere del Ticino, quotidiano locale da 100.000 copie, ha "casualmente" comportato le dimissioni del Direttore Risvoltino Paride Pelli, andato in Burnout... 🤣🤣🤣
Il "credito d'imposta" menzionato in relazione a Il Fatto Quotidiano (SEIF - Società Editoriale Il Fatto SpA) fa generalmente riferimento ad agevolazioni fiscali di cui beneficia l'azienda, principalmente legate agli investimenti pubblicitari incrementali o a crediti d'imposta su investimenti in beni strumentali (Transizione 4.0), piuttosto che a contributi diretti all'editoria.
Ecco i punti chiave:
Natura del credito: Non si tratta di finanziamenti a fondo perduto erogati direttamente dallo Stato, ma di un risparmio sulle tasse. Il credito d'imposta permette all'azienda di compensare (ridurre) i debiti fiscali, come IRPEF, IRES o IVA, attraverso l'F24.
Investimenti Pubblicitari: Spesso citato è il credito d'imposta sugli investimenti pubblicitari incrementali, una misura che favorisce le aziende che investono in campagne promozionali su giornali e testate online.
Differenza dai contributi diretti: Il Fatto Quotidiano ha storicamente sottolineato di non ricevere i contributi diretti all'editoria (finanziamento pubblico), sostenendo di essere un giornale indipendente. Tuttavia, come molte imprese italiane, usufruisce di bonus fiscali e crediti d'imposta previsti dalle normative nazionali per specifici investimenti.
Utilizzo: Tali crediti vengono utilizzati in compensazione nel modello F24 per pagare contributi previdenziali, assistenziali e altre imposte.
In sintesi, si tratta di un'agevolazione fiscale automatica basata su spese sostenute (investimenti), riconosciuta dallo Stato, che riduce l'onere fiscale della società editrice.