mamoski: ghibellino Ecco nel dettaglio le azioni compiute dai fascisti contro gli oppositori (socialisti, comunisti, popolari/cattolici, liberali, sindacalisti): Squadrismo e violenza fisica: Le "camicie nere" organizzavano spedizioni punitive contro sedi di giornali, sindacati, cooperative e case del popolo (specialmente nel biennio 1920-1922). Gli oppositori venivano picchiati col manganello, accoltellati o uccisi. Umiliazioni pubbliche: Una pratica comune era costringere gli oppositori (sindaci, sindacalisti, lavoratori) a bere olio di ricino, provocando gravi problemi intestinali e umiliandoli pubblicamente. Spesso venivano costretti a baciare la bandiera fascista o a cantare inni del regime. Confino e carcere: Con le "leggi fascistissime" (dal 1925-26 in poi), il dissenso fu dichiarato illegale. La polizia politica segreta (OVRA) sorvegliava i cittadini e migliaia di antifascisti vennero arrestati e rinchiusi in carcere o mandati al confino in località isolate (come le isole Tremiti, Ponza, Ustica). Perdita del lavoro: Chi non aveva la tessera del Partito Nazionale Fascista (PNF) o era noto come oppositore rischiava il licenziamento, soprattutto nel pubblico impiego, e l'impossibilità di trovare una nuova occupazione. Censura e chiusura dei giornali: Tutti i giornali non allineati furono chiusi. La libertà di stampa fu soppressa e ogni forma di critica al regime era punita. Eliminazione fisica: Figure di spicco dell'opposizione furono assassinate, il caso più noto è quello del deputato socialista Giacomo Matteotti, rapito e ucciso nel 1924 per aver denunciato le violenze fasciste. Il regime fascista cercò di ottenere il controllo totale della vita delle persone, usando la violenza come strumento principale per instaurare la dittatura.
mamoski: ghibellino SEMPRE I TUOI CAMERATI EVOLUTI
Durante il fascismo, le donne subirono una forte emarginazione sociale, venendo relegate al ruolo di casalinghe e madri per la patria, con limitazioni nel lavoro e nell'indipendenza economica. Parallelamente, molte donne parteciparono attivamente alla Resistenza come staffette o combattenti, subendo repressioni, torture e arresti da parte dei tribunali fascisti.
Ecco i punti chiave sulla condizione delle donne durante il fascismo: Subordinazione e Ruolo Domestico: Il fascismo promuoveva l'idea che il ruolo principale della donna fosse la procreazione e la cura della casa. Venivano limitate le opportunità lavorative, escludendole spesso da posizioni dirigenziali o professionali. Limitazioni dei Diritti: Le donne non avevano autonomia finanziaria, come il diritto di avere conti correnti o libretti di risparmio propri. Organizzazioni Femminili: Le donne fasciste erano inquadrate in organizzazioni (come i Fasci femminili) che fornivano assistenza morale e materiale, ma anche controllo sociale e promozione dell'ideologia fascista. Repressione e Resistenza: Nonostante la propaganda, molte donne si opposero al regime. Circa 4.563 donne furono arrestate, torturate o condannate dai tribunali fascisti per le loro attività nella Resistenza. Donne nella Resistenza: Svolsero un ruolo fondamentale come staffette, combattenti armate e nella resistenza civile (cura dei feriti, raccolta di cibo e vestiti). Nei Campi: Nei contesti di detenzione, le donne subivano la spersonalizzazione, la rasatura dei capelli, privazioni estreme e persecuzioni per motivi politici o razziali
mamoski: ghibellino E PRIMA DI PARLARE SPAZZATI LA BOCCA La violenza dei fascisti contro le donne durante il ventennio e, in particolare, durante la Seconda Guerra Mondiale (1940-1945) e la Resistenza, ha assunto forme molteplici: strutturale, sessuale e fisica, sia in Italia che nei territori occupati.
Ecco i principali aspetti della violenza fascista sulle donne emersi dalla ricerca: Violenza sessuale come arma di guerra e intimidazione: Durante l'occupazione tedesca e la Repubblica Sociale Italiana (RSI), le donne sono state vittime di stupri di massa usati per terrorizzare la popolazione e punire il supporto alla Resistenza. Torture ed esecuzioni di partigiane e staffette: Le donne che partecipavano alla Resistenza (partigiane, staffette) subivano, se catturate, feroci torture, stupri e spesso l'esecuzione pubblica (impiccagioni o fucilazioni) da parte dei fascisti e dei tedeschi. Violenza di genere e schiavitù sessuale nelle colonie: Nell'Africa occupata, il regime fascista ha promosso una forma di schiavitù sessuale nota come "madamato", che legava soldati e coloni italiani a donne indigene, talvolta bambine di soli 12 anni. Violenza "quotidiana" e repressione: Fin dagli anni '20, le squadracce fasciste hanno intimidito e aggredito donne antifasciste o familiari di oppositori. Le donne che protestavano contro le condizioni di vita (fame, tasse) venivano spesso picchiate o arrestate. Violenza strutturale ed economica: Il regime ha imposto la visione della donna come "angelo del focolare" e riproduttrice della nazione, attuando una politica di espulsione delle donne dal mondo del lavoro, riducendo i loro salari e imponendo la "tassa sui celibi" per spingere al matrimonio e alla maternità forzata. Rappresaglie contro i civili: Nelle stragi fasciste e naziste, moltissime donne, insieme a bambini e anziani, furono trucidate come rappresaglia per l'accusa di aiutare i partigiani.
Un esempio simbolo La storia di Norma Parenti, medaglia d'oro al valor militare, racconta di una donna uccisa dai fascisti vicino alla liberazione della sua città per aver aiutato i partigiani e per aver rifiutato la sottomissione.
Nonostante queste violenze, più di 70.000 donne parteciparono attivamente alla Resistenza, ma il loro contributo fu spesso taciuto nel dopoguerra
ghibellino: mamoski manca la buccia di banana a piè di Sacco che fece slittare un carrettino di pomodori... Ti conosciamo tutti su fb per le tue disperate difese dei tuoi KKKOMPAGNI, fai quasi tenerezza! Divertiti
ghibellino: oliver Oliver tu pensa che i 7 Fratelli Cervi li fecero ammazzare i compagni loro paesani dicendo che praticavano la borsa nera... E ipocriti quali sono ne hanno fatto degli eroi
mamoski: Episodi di fine guerra esacerbati da un sistema politico mirato , vigliacco e assassino che ha fatto della negazione dei diritti e delle leggi razziali il suo credo. Ad ogni azione c'è sempre una reazione e ribadisco è sempre stata blanda la reazione rispetto all'azione dei vostri beniamini fascisti. Una mattina mi son svegliato...e ho trovato l'oliveror
Squadrismo e violenza fisica: Le "camicie nere" organizzavano spedizioni punitive contro sedi di giornali, sindacati, cooperative e case del popolo (specialmente nel biennio 1920-1922). Gli oppositori venivano picchiati col manganello, accoltellati o uccisi.
Umiliazioni pubbliche: Una pratica comune era costringere gli oppositori (sindaci, sindacalisti, lavoratori) a bere olio di ricino, provocando gravi problemi intestinali e umiliandoli pubblicamente. Spesso venivano costretti a baciare la bandiera fascista o a cantare inni del regime.
Confino e carcere: Con le "leggi fascistissime" (dal 1925-26 in poi), il dissenso fu dichiarato illegale. La polizia politica segreta (OVRA) sorvegliava i cittadini e migliaia di antifascisti vennero arrestati e rinchiusi in carcere o mandati al confino in località isolate (come le isole Tremiti, Ponza, Ustica).
Perdita del lavoro: Chi non aveva la tessera del Partito Nazionale Fascista (PNF) o era noto come oppositore rischiava il licenziamento, soprattutto nel pubblico impiego, e l'impossibilità di trovare una nuova occupazione.
Censura e chiusura dei giornali: Tutti i giornali non allineati furono chiusi. La libertà di stampa fu soppressa e ogni forma di critica al regime era punita.
Eliminazione fisica: Figure di spicco dell'opposizione furono assassinate, il caso più noto è quello del deputato socialista Giacomo Matteotti, rapito e ucciso nel 1924 per aver denunciato le violenze fasciste.
Il regime fascista cercò di ottenere il controllo totale della vita delle persone, usando la violenza come strumento principale per instaurare la dittatura.
Durante il fascismo, le donne subirono una forte emarginazione sociale, venendo relegate al ruolo di casalinghe e madri per la patria, con limitazioni nel lavoro e nell'indipendenza economica. Parallelamente, molte donne parteciparono attivamente alla Resistenza come staffette o combattenti, subendo repressioni, torture e arresti da parte dei tribunali fascisti.
Ecco i punti chiave sulla condizione delle donne durante il fascismo:
Subordinazione e Ruolo Domestico: Il fascismo promuoveva l'idea che il ruolo principale della donna fosse la procreazione e la cura della casa. Venivano limitate le opportunità lavorative, escludendole spesso da posizioni dirigenziali o professionali.
Limitazioni dei Diritti: Le donne non avevano autonomia finanziaria, come il diritto di avere conti correnti o libretti di risparmio propri.
Organizzazioni Femminili: Le donne fasciste erano inquadrate in organizzazioni (come i Fasci femminili) che fornivano assistenza morale e materiale, ma anche controllo sociale e promozione dell'ideologia fascista.
Repressione e Resistenza: Nonostante la propaganda, molte donne si opposero al regime. Circa 4.563 donne furono arrestate, torturate o condannate dai tribunali fascisti per le loro attività nella Resistenza.
Donne nella Resistenza: Svolsero un ruolo fondamentale come staffette, combattenti armate e nella resistenza civile (cura dei feriti, raccolta di cibo e vestiti).
Nei Campi: Nei contesti di detenzione, le donne subivano la spersonalizzazione, la rasatura dei capelli, privazioni estreme e persecuzioni per motivi politici o razziali
https://www.straginazifasciste.it/?page_id=169
La violenza dei fascisti contro le donne durante il ventennio e, in particolare, durante la Seconda Guerra Mondiale (1940-1945) e la Resistenza, ha assunto forme molteplici: strutturale, sessuale e fisica, sia in Italia che nei territori occupati.
Ecco i principali aspetti della violenza fascista sulle donne emersi dalla ricerca:
Violenza sessuale come arma di guerra e intimidazione: Durante l'occupazione tedesca e la Repubblica Sociale Italiana (RSI), le donne sono state vittime di stupri di massa usati per terrorizzare la popolazione e punire il supporto alla Resistenza.
Torture ed esecuzioni di partigiane e staffette: Le donne che partecipavano alla Resistenza (partigiane, staffette) subivano, se catturate, feroci torture, stupri e spesso l'esecuzione pubblica (impiccagioni o fucilazioni) da parte dei fascisti e dei tedeschi.
Violenza di genere e schiavitù sessuale nelle colonie: Nell'Africa occupata, il regime fascista ha promosso una forma di schiavitù sessuale nota come "madamato", che legava soldati e coloni italiani a donne indigene, talvolta bambine di soli 12 anni.
Violenza "quotidiana" e repressione: Fin dagli anni '20, le squadracce fasciste hanno intimidito e aggredito donne antifasciste o familiari di oppositori. Le donne che protestavano contro le condizioni di vita (fame, tasse) venivano spesso picchiate o arrestate.
Violenza strutturale ed economica: Il regime ha imposto la visione della donna come "angelo del focolare" e riproduttrice della nazione, attuando una politica di espulsione delle donne dal mondo del lavoro, riducendo i loro salari e imponendo la "tassa sui celibi" per spingere al matrimonio e alla maternità forzata.
Rappresaglie contro i civili: Nelle stragi fasciste e naziste, moltissime donne, insieme a bambini e anziani, furono trucidate come rappresaglia per l'accusa di aiutare i partigiani.
Un esempio simbolo
La storia di Norma Parenti, medaglia d'oro al valor militare, racconta di una donna uccisa dai fascisti vicino alla liberazione della sua città per aver aiutato i partigiani e per aver rifiutato la sottomissione.
Nonostante queste violenze, più di 70.000 donne parteciparono attivamente alla Resistenza, ma il loro contributo fu spesso taciuto nel dopoguerra
Una mattina mi son svegliato...e ho trovato l'oliveror