Chiacchiera
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carlettonelivello 14
7 Febbraio - 3.076 visualizzazioni
Molti guardano il cielo e vedono linee bianche che si incrociano. Qualcuno le chiama “scie chimiche”. La scienza, però, racconta una storia diversa, semplice e verificabile.
Quelle linee sono scie di condensazione, chiamate in inglese contrails. Si formano quando il vapore acqueo prodotto dai motori degli aerei incontra l'aria gelida dell'alta quota, spesso sotto i −40 °C, e si trasforma in minuscoli cristalli di ghiaccio. È lo stesso principio per cui vediamo il respiro nelle giornate fredde: acqua che diventa visibile condensandosi.
L'idea che si tratti di “scie chimiche” non regge a un'analisi scientifica. A quelle quote, eventuali sostanze disperse si diffonderebbero rapidamente in modo invisibile, non formerebbero linee bianche nette e persistenti. Inoltre, per irrorare vaste aree servirebbero tonnellate di materiale per ogni volo: un peso incompatibile con la struttura e i consumi degli aerei di linea. L'atmosfera, poi, è monitorata continuamente da reti di sensori, satelliti e stazioni indipendenti in tutto il mondo: una dispersione sistematica di sostanze anomale sarebbe immediatamente rilevata.
Le scie di condensazione sono studiate da oltre un secolo e compaiono in fotografie storiche già durante la Prima e la Seconda guerra mondiale. La loro composizione è nota: principalmente
acqua congelata e prodotti normali della combustione del carburante.
Guardare il cielo con curiosità è naturale. Capire cosa stiamo osservando grazie alla fisica e alla chimica dell'atmosfera lo rende ancora più interessante. La foto che accompagna questo post, per esempio, risale al 1940: dimostra che questo fenomeno esiste da molto prima delle moderne teorie del complotto.
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Vaccata