Chiacchiera
ieri alle ore 18:16 - 4.003 visualizzazioni
PROVIAMO A FARE UN RAGIONAMENTO FERMO RESTANDO CHE LA VIOLENZA È DA CONDANNARE SEMPRE!!! ANCHE IL MASSACRO ALLA DIAZ DA PARTE DELLA POLIZIA SU PERSONE INERMI. P.S. il sangue nella foto è di Simona Mammano massacrata da poliziotti mentre dormiva alla Diaz.
Ci si chiede, rispetto ai disordini di Torino, perché sia divenuto “virale” il video che mostra il pestaggio di un agente da parte di un gruppo di manifestanti, mentre facciano poca notizia gli altri video -altrettanto crudi- di pestaggi eseguiti da gruppi di agenti contro singoli cittadini.
Una prima possibile risposta è d'ordine politico e somma la consolidata prassi conformistica di stare sempre e comunque “dalla parte delle divise” e il fatto che per il “sistema istituzionale” -il governo, i maggiori partiti, i principali media- il video dell'agente VILMENTE COLPITO offre l'occasione per stigmatizzare la protesta, percepita fin dall'origine come disturbatrice e pericolosa (i “centri sociali” sono universalmente detestati).
Per le destre di governo quella clip è anche l'occasione per legittimare ulteriori strette repressive sull'esercizio del dissenso; sotto questo profilo, gli atti di teppismo di una parte dei manifestanti sono una manna.
Un'altra possibile risposta, collegata a questa, porta a un'abusata ma veritiera regola dell'informazione: non fa notizia il cane che morde l'uomo, ma l'uomo che morde il cane. Quante volte abbiamo visto immagini di agenti armati di manganello che infieriscono contro singoli cittadini, pestati anche a terra, una volta resi inermi? Dal 2001 del G8 di Genova in poi i casi sono innumerevoli.
Negli ultimi tempi sono indimenticabili le aggressioni a Pisa agli studenti che manifestavano contro il genocidio nella Striscia di Gaza, biasimate perfino dal presidente della Repubblica. A Torino altri episodi simili sono stati documentati ma si tratta, appunto, di ripetizioni di cose già viste che fanno meno notizia: il classico cane che morde l'uomo.
Si potrebbe dire -e lo si è detto- che gli attacchi di alcuni alle forze di polizia (a Torino c'erano probabilmente gruppi decisi a compiere proprio azioni del genere) legittimano la “reazione” violenta delle forze dell'ordine. Lo si disse anche a Genova, rimarcando ossessivamente le violenze del black bloc per giustificare e minimizzare l'aggressività, gli abusi fino alla pratica sistematica della tortura da parte delle forze di polizia.
È un'equivalenza peggio che pericolosa, perché si finisce col mettere sullo stesso piano chi viola le regole e la legge e dev'essere perseguito e chi la legge dovrebbe difenderla e in primo luogo rispettarla. Chi suggerisce questa equiparazione non fa il bene della democrazia costituzionale e nemmeno delle forze di polizia.
Nei giorni scorsi Enrico Zucca, il pubblico ministero del processo sulle torture alla scuola Diaz nel luglio 2001, oggi procuratore generale a Genova, nel discorso di apertura dell'anno giudiziario ha ricordato ciò che in queste ore di convulso e confuso dibattito viene troppo facilmente ignorato: “Non possiamo illuderci che, come nelle tendenze ispiratrici di ulteriori riforme in tema di sicurezza, l'ordine pubblico debba avere come postulati l'uso della coercizione e del contrasto militare, con garanzia di immunità funzionali di varia specie. L'obiettivo non può essere questo -ha detto il procuratore generale- piuttosto quello di indicare alla forza di polizia il fine primario della tutela della libertà di manifestazione: in campo devono scendere ed essere schierati guardiani di quella libertà e non guerrieri a caccia di nemici da contrastare. Consentire alle piazze di riempirsi e di isolare i violenti, non predisporsi allo scontro, considerando la piazza come contenitore di violenti e devianti”.
Ci si chiede, rispetto ai disordini di Torino, perché sia divenuto “virale” il video che mostra il pestaggio di un agente da parte di un gruppo di manifestanti, mentre facciano poca notizia gli altri video -altrettanto crudi- di pestaggi eseguiti da gruppi di agenti contro singoli cittadini.
Una prima possibile risposta è d'ordine politico e somma la consolidata prassi conformistica di stare sempre e comunque “dalla parte delle divise” e il fatto che per il “sistema istituzionale” -il governo, i maggiori partiti, i principali media- il video dell'agente VILMENTE COLPITO offre l'occasione per stigmatizzare la protesta, percepita fin dall'origine come disturbatrice e pericolosa (i “centri sociali” sono universalmente detestati).
Per le destre di governo quella clip è anche l'occasione per legittimare ulteriori strette repressive sull'esercizio del dissenso; sotto questo profilo, gli atti di teppismo di una parte dei manifestanti sono una manna.
Un'altra possibile risposta, collegata a questa, porta a un'abusata ma veritiera regola dell'informazione: non fa notizia il cane che morde l'uomo, ma l'uomo che morde il cane. Quante volte abbiamo visto immagini di agenti armati di manganello che infieriscono contro singoli cittadini, pestati anche a terra, una volta resi inermi? Dal 2001 del G8 di Genova in poi i casi sono innumerevoli.
Negli ultimi tempi sono indimenticabili le aggressioni a Pisa agli studenti che manifestavano contro il genocidio nella Striscia di Gaza, biasimate perfino dal presidente della Repubblica. A Torino altri episodi simili sono stati documentati ma si tratta, appunto, di ripetizioni di cose già viste che fanno meno notizia: il classico cane che morde l'uomo.
Si potrebbe dire -e lo si è detto- che gli attacchi di alcuni alle forze di polizia (a Torino c'erano probabilmente gruppi decisi a compiere proprio azioni del genere) legittimano la “reazione” violenta delle forze dell'ordine. Lo si disse anche a Genova, rimarcando ossessivamente le violenze del black bloc per giustificare e minimizzare l'aggressività, gli abusi fino alla pratica sistematica della tortura da parte delle forze di polizia.
È un'equivalenza peggio che pericolosa, perché si finisce col mettere sullo stesso piano chi viola le regole e la legge e dev'essere perseguito e chi la legge dovrebbe difenderla e in primo luogo rispettarla. Chi suggerisce questa equiparazione non fa il bene della democrazia costituzionale e nemmeno delle forze di polizia.
Nei giorni scorsi Enrico Zucca, il pubblico ministero del processo sulle torture alla scuola Diaz nel luglio 2001, oggi procuratore generale a Genova, nel discorso di apertura dell'anno giudiziario ha ricordato ciò che in queste ore di convulso e confuso dibattito viene troppo facilmente ignorato: “Non possiamo illuderci che, come nelle tendenze ispiratrici di ulteriori riforme in tema di sicurezza, l'ordine pubblico debba avere come postulati l'uso della coercizione e del contrasto militare, con garanzia di immunità funzionali di varia specie. L'obiettivo non può essere questo -ha detto il procuratore generale- piuttosto quello di indicare alla forza di polizia il fine primario della tutela della libertà di manifestazione: in campo devono scendere ed essere schierati guardiani di quella libertà e non guerrieri a caccia di nemici da contrastare. Consentire alle piazze di riempirsi e di isolare i violenti, non predisporsi allo scontro, considerando la piazza come contenitore di violenti e devianti”.
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Perché vi mettete dalla parte della dx o della sx?
Analizzate senza la simpatia o l'antipatia
Gli fanno fare questo perché a qualcuno conviene faccia così
Però adesso la bomba a orologeria del pedofilo........
Perché è diventato pedofilo l'altro ieri ma 🤣 dai
Almeno in Italia
E quando qualcuno sciopera giustamente lo critichiamo