Perla di Saggezza
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Il 26 gennaio 2026, in via Giuseppe Impastato a San Donato Milanese (zona Rogoredo, Milano), un'operazione antidroga della Polizia di Stato si è trasformata in tragedia in pochi istanti. Un 28enne marocchino, irregolare sul territorio e con una sfilza di precedenti per spaccio, resistenza a pubblico ufficiale, rapina e lesioni, si è avvicinato a una pattuglia in borghese. Ha estratto una pistola – una fedele replica di Beretta 92 – e l'ha puntata contro gli agenti, ignorando l'alt. Uno di loro ha reagito sparando un colpo che lo ha colpito mortalmente alla testa. Solo dopo si è scoperto: era un'arma a salve.

La ricostruzione è ancora in corso, l'agente è indagato per omicidio volontario (prassi standard in questi casi per permettere tutti gli accertamenti), ma il copione mediatico e politico era già scritto prima ancora che il fumo della canna si dissolvesse.

Subito è partito il solito refrain: «Era solo una pistola giocattolo!», «Esecuzione extragiudiziale!», «Razzismo istituzionale!», «L'agente deve essere processato!». Come se in una situazione di emergenza, con un soggetto pericoloso che ti punta contro un'arma a pochi metri, ci fosse il tempo di smontarla per verificare se spara proiettili veri o no. In quella frazione di secondo &ndash
; e solo in quella – l'agente ha dovuto decidere se sopravvivere o rischiare di morire, insieme magari ai colleghi.

La legge italiana (art. 52 c.p. e art. 53 per le forze dell'ordine) riconosce proprio questo: l'uso legittimo delle armi quando c'è pericolo imminente per l'incoltezza propria o altrui. Non serve aspettare la perizia balistica postuma. Eppure, puntualmente, una parte dell'opinione pubblica e certi ambienti politici ribaltano la realtà: il delinquente armato diventa vittima innocente, l'agente che ha reagito per difendersi finisce dipinto come assassino in divisa. L'operazione di servizio si trasforma magicamente in «brutale repressione contro i migranti».

È uno schema che si ripete da anni. Se a morire fosse stato un poliziotto o un carabiniere, gli stessi commenti avrebbero probabilmente liquidato la cosa con un «se l'è andata a cercare», «chi gliel'ha chiesto di fare quel mestiere pericoloso?». Due pesi, due misure morali che lasciano l'amaro in bocca.

La verità scomoda è che certi ambienti, in nome di un garantismo a senso unico, finiscono per proteggere sistematicamente chi aggredisce chi indossa la divisa, chi delinque, chi minaccia con armi vere o apparentemente tali. Diventano complici morali per inerzia, alimentando un clima in cui le forze dell'ordine operano con la spada di Damocle di un'indagine o di un processo, mentre i criminali sanno di poter contare su una narrazione che li assolve in partenza.

E qui entra in gioco un confronto che fa riflettere. Nel paese dove vivo io, il **Costa Rica**, le regole per l'uso della forza da parte della polizia sono improntate a un realismo molto più netto. Basta un gesto che faccia ragionevolmente temere un attacco armato – per esempio puntare un dito sulla schiena di un agente fingendo di impugnare una pistola – per autorizzare una reazione difensiva che può arrivare fino all'uso letale, se l'agente percepisce un pericolo concreto e immediato per la propria vita o quella dei colleghi. Non si aspetta la conferma balistica: si valuta la minaccia apparente nel momento in cui si presenta. È un approccio che mette al primo posto la sopravvivenza di chi serve lo Stato in prima linea, senza lasciare spazio a interpretazioni buoniste postume.

Una “certa” Italia – quella dei talk show indignati, delle petizioni online e dei titoli a effetto – farebbe bene a guardare con attenzione al Centro America. Non per importare modelli identici, ma per capire che la sicurezza pubblica non si difende con slogan umanitari selettivi, bensì riconoscendo che chi rischia la vita ogni giorno merita fiducia e tutele reali, non sospetti automatici.

Perché alla fine, in quella via Impastato come in tante altre periferie, non è in gioco solo la vita di un agente o di un sospetto: è in gioco la credibilità dello Stato nel proteggere i suoi cittadini onesti da chi sceglie la violenza. E su questo, troppi continuano a scegliere la parte sbagliata.
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Vaccata