Chiacchiera
ieri alle ore 09:11 - 2.532 visualizzazioni
E' già martedì.
Riflessioni di un giornalista che si guarda intorno.
Di Luciano Ragno
La musica non ha sbarre.
E diventa misericordia.
Nessuna sbarra tiene in prigione la musica. E la musica esce dalle sbarre e diffonde un messaggio di speranza che diventa, nota dopo nota, un inno alla misericordia .
Quella misericordia che un mondo senz'anima ha dimenticato.
Accade in un carcere. Quello di Opera. Il maestro Riccardo Muti dirige l'”Orchestra Cherubini” composta da giovani musicisti. Il coro è di detenuti e volontari che operano nel carcere. E già questo è un dialogo che sa di redenzione.
E quando nell'aria si diffondono le note di violini e viole , quel dialogo diventa abbraccio al mondo che soffre non fra sbarre fatte di ferro ma di emarginazione e sfruttamento. Perché quegli strumenti sono stati realizzato con i legni delle barche dei migranti approdate a Lampedusa, il porto della speranza nel domani.
Il concerto diventa poi una mano tesa. Il Maestro si mette al piano, accompagna la voce di un giovane detenuto, una voce bianca. Canta l'”Ave Maria” di Gounod. Studiava al Conservatorio, è finito in carcere, ci dovrà restare a lungo.
Muti, abbracciandolo , gli dice: “ Devi tornare a studiare. Verrò a controllare di persona i tuoi progressi”.
“Nessuno è perduto quando c'è qualcuno che ti dà una mano”. E' il commento di uno del pubblico. Lo coglie un grande collega Giangiacomo Schiavi de “ Corriere della Sera”. E lo pone in testa al suo bellissimo articolo da dove ho tratto la notizia.
E diventa anche il mio commento. Le cicatrici si possono rimarginare. Con la musica della solidarietà.
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Ringrazio Giangiacomo Schiavi, il suo articolo sul “Corriere della Sera” è una pagina di giornalismo.
Riflessioni di un giornalista che si guarda intorno.
Di Luciano Ragno
La musica non ha sbarre.
E diventa misericordia.
Nessuna sbarra tiene in prigione la musica. E la musica esce dalle sbarre e diffonde un messaggio di speranza che diventa, nota dopo nota, un inno alla misericordia .
Quella misericordia che un mondo senz'anima ha dimenticato.
Accade in un carcere. Quello di Opera. Il maestro Riccardo Muti dirige l'”Orchestra Cherubini” composta da giovani musicisti. Il coro è di detenuti e volontari che operano nel carcere. E già questo è un dialogo che sa di redenzione.
E quando nell'aria si diffondono le note di violini e viole , quel dialogo diventa abbraccio al mondo che soffre non fra sbarre fatte di ferro ma di emarginazione e sfruttamento. Perché quegli strumenti sono stati realizzato con i legni delle barche dei migranti approdate a Lampedusa, il porto della speranza nel domani.
Il concerto diventa poi una mano tesa. Il Maestro si mette al piano, accompagna la voce di un giovane detenuto, una voce bianca. Canta l'”Ave Maria” di Gounod. Studiava al Conservatorio, è finito in carcere, ci dovrà restare a lungo.
Muti, abbracciandolo , gli dice: “ Devi tornare a studiare. Verrò a controllare di persona i tuoi progressi”.
“Nessuno è perduto quando c'è qualcuno che ti dà una mano”. E' il commento di uno del pubblico. Lo coglie un grande collega Giangiacomo Schiavi de “ Corriere della Sera”. E lo pone in testa al suo bellissimo articolo da dove ho tratto la notizia.
E diventa anche il mio commento. Le cicatrici si possono rimarginare. Con la musica della solidarietà.
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Ringrazio Giangiacomo Schiavi, il suo articolo sul “Corriere della Sera” è una pagina di giornalismo.
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La musica non ha bandiera e non ha confini, eppure...
In Israele è VIETATO Wagner. Non si può suonare.
E, ancora peggio, non si può ASCOLTARE.
Perché?
Perché piaceva ai nazisti.
PERCHE' PIACEVA AI NAZISTI!
Wagner con i nazisti non c'entra, essendo morto una cinquantina d'anni PRIMA che il nazismo nascesse. Ma tant'è.