Chiacchiera
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2 Agosto - 3.288 visualizzazioni
"CI SIAMO ANCHE NOI QUA!"

Da quando siamo scesi dagli alberi della savana, come scimmie barcollanti, abbiamo avuto sempre la necessità di comunicare con i nostri simili. Insieme alla voglia di scoperta, quella di comunicare, da necessità, si è trasformata in un desiderio, una voglia appunto, di farsi sentire, ascoltare.

Ne è stata fatta di strada dai primi segni figurativi nelle grotte preistoriche, ai primi caratteri cuneiformi, ai geroglifici egizi, al sempre più sofisticato linguaggio verbale e non verbale, fino ad arrivare al linguaggio dei computer e a quello delle emoji che è una moderna reinterpretazione di grafemi che affondano le loro origini nella notte dei tempi.

Voglia, quindi, di farsi sentire, di dire "CI SIAMO ANCHE NOI QUA!". Grazie all'ingegno e alle scoperte fatte nei secoli, finalmente, abbiamo realizzato questo grande desiderio per non sentirci soli e per non essere, un giorno, dimenticati per sempre.

Negli anni '70 (con precisione nel 1974) un gruppo di scienziati, astrofisici e anche altri scienziati di diverse specializzazioni (sociologi, linguisti, matematici, ecc...) si misero all'opera per creare una comunicazione
epocale, mai pensata prima e che avrebbe cambiato la Storia dell'Umanità.

Il messaggio doveva essere un "biglietto da visita" da inviare ad una ipotetica Civiltà aliena. Fu pensato e ideato da due grandissimi astrofisici che, tra l'altro, lo stesso anno istituirono anche un'organizzazione dedita proprio alla ricerca di intelligenze extraterrestri che fu chiamato S.E.T.I. (Search for Extraterrestrial Institute). I due scienziati erano Carl Edward Sagan e Fank Drake (autore dell' "equazione di Drake" che calcola, in base a diversi parametri in probabile numero di Civiltà extraterrestri ancora esistenti nell'universo).

Il punto principale, però, era in che lingua scrivere questo messaggio? Detto fatto: supponendo che una Civiltà abbia raggiunto un buon grado tecnologico, almeno pari al nostro, conoscessero la matematica e anche il sistema binari (0 e 1) alla base del funzionamento dei computer (o comunque di qualsiasi macchina a cui si richiedono output logici), venne deciso di usare proprio il linguaggio binario, semplice e relativamente immediato nella decrittazione.

Poi fu scelto il più grande radiotelescopio che c'era all'epoca (ora in disuso per un incidente) cioè il Radiotelescopio di Arecibo sull'isola di Porto Rico.

Ma cosa avrebbe dovuto contenere questo messaggio? Detto fatto, spiegare, in breve, chi siamo, come siamo fatti, dove siamo e cosa cerchiamo e come abbiamo invito il messaggio. In effetti, sembrano solo quadratini che disegnano alcune figure neanche troppo chiare. Ma vediamo cosa c'è scritto.

Cito il web per comodità descrittiva:

"l messaggio è composto da 1679 cifre binarie, numero appositamente scelto in quanto prodotto di due numeri primi (23 e 73). In questo modo, presupponendo che chiunque lo riceva decida di ordinarlo in un quadrilatero, potrà farlo soltanto ordinandolo in 23 righe e 73 colonne o 73 righe e 23 colonne. L'informazione così sistemata nella prima disposizione (23 righe, 73 colonne) produce un disegno senza senso, ma nel secondo modo (73 righe, 23 colonne) forma un'immagine nella quale si possono riconoscere delle informazioni (crittogramma di Drake).

Leggendo da sinistra a destra e dall'alto al basso, mostra le seguenti informazioni:

- i numeri da uno (1) a dieci ( 10 ) in formato binario;
- i numeri atomici degli elementi idrogeno, carbonio, azoto, ossigeno e fosforo;
- la formula degli zuccheri e basi dei nucleotidi dell'acido desossiribonucleico (DNA);
- il numero dei nucleotidi nel DNA;
- una rappresentazione grafica della doppia elica del DNA;
- una rappresentazione grafica di un uomo e le dimensioni (altezza fisica) di un uomo medio;
- la popolazione della Terra;
- una rappresentazione grafica del sistema solare;
- una rappresentazione grafica del radiotelescopio di Arecibo e le dimensioni dell'antenna trasmittente."

(da Wikipedia)

Il messaggio venne trasmesso il 16 novembre del 1974 in direzione dell'Ammasso Globulare di Ercole, a 25.000 anni luce di distanza dalla Terra. Ciò significa che impiegherà 25.000 anni per raggiungere un ipotetico destinatari in un punto imprecisato di quell'ammasso e, se ci venisse poi data risposta, ne impiegherebbe altri 25.000 per arrivare a noi. Un bel po' di tempo, ma niente a confronto delle età cosmiche.

Ovviamente, pura scienza e il desiderio di dire "CI SIAMO ANCHE NOI QUI!", perché tutto questo fu messo in discussione in quanto ad efficacia visti i tempi umanamente dilatati (50.000 anni ! ).

Eppure... eppure, anche se nessuno lo dice, anche se forse non è che uno scherzo di burloni, la risposta già ci è arrivata. Ma di questo, se vi interessa, ne riparleremo...

StrongerThanTime.

P.S.- K55 sono sicuro che ti interesserà leggere questo post che fa parte dei tanti argomenti che ci appassionano entrambi.
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Vaccataloadingricarica