Post commentati da Barbyturiko
Bestiaccia
oggi alle ore 22:19 - 997 visualizzazioni Salvataggio dopo l'inondazione.
Vaccata
oggi alle ore 21:22 - 1.721 visualizzazioni

Animazione Peso Moderato (0.63 Mb)
Perla di Saggezza
oggi alle ore 21:33 - 2.068 visualizzazioni Padre, ti ringrazio per questa giornata.
Per le cose belle, per le difficoltà che mi hanno fatto crescere,
per le persone che ho incontrato. Affido a te la notte e chi amo. 🙏🙏🙏
Buona notte cari fratelli
Vaccata
oggi alle ore 21:40 - 1.547 visualizzazioni Spara spara spara dritto qui ... cit. Samuele B.
Bestiaccia
oggi alle ore 15:14 - 3.248 visualizzazioni Chi l'accende? 😁😁😁
Chiacchiera
oggi alle ore 20:08 - 2.612 visualizzazioni Mi chiamo Giovanna. Ho 41 anni.
Il momento in cui capisci di aver toccato il fondo, quello vero, non è quando il tuo capo ti chiama in ufficio un giovedì mattina per dirti che l'azienda chiude il reparto e tu sei fuori.
Il fondo lo tocchi tre mesi dopo, alla cassa del supermercato, quando il totale fa 42 euro e 50 centesimi e tu, nel portafoglio, tra monete e banconote stropicciate, ne hai solo 38.
E con la fila di persone dietro che sbuffa, devi guardare la cassiera negli occhi e dirle:
«Mi scusi, tolga i biscotti dei bambini e il pezzo di formaggio.»
Esci da lì con le guance che ti bruciano di vergogna, stringendo i manici di plastica di quelle due buste mezze vuote, sapendo che per i successivi quattro giorni dovrai inventarti la cena per i tuoi figli con un pacco di pasta e una scatola di pelati.
Quando mi hanno licenziata, ero già separata da tre anni.
Il mio ex marito è uno di quelli che versa il mantenimento quando se lo ricorda e poi sparisce.
E io ero sola.
Sola con Matteo, che aveva 11 anni, e Sofia, che ne aveva 8.
La gente dice sempre:
«Meno male che nei momenti di crisi c'è la famiglia. Ci sono i nonni.»
Una favola bellissima.
Peccato che non sia la mia.
I miei genitori stanno bene. Hanno due pensioni statali, una casa di proprietà senza mutuo e zero debiti. Non sono ricchi, ma non hanno mai dovuto contare gli spiccioli per arrivare a fine mese.
Un mese dopo aver perso il lavoro, quando ho capito che non sarei riuscita a pagare l'affitto e che il proprietario mi avrebbe mandato lo sfratto, ho ingoiato tutta la mia dignità.
Mi faceva schifo anche solo l'idea, ma l'ho fatto per i miei figli.
Sono andata a casa dei miei.
Eravamo seduti nel loro salotto buono, quello con i centrini immacolati e l'odore di cera per pavimenti.
Ho pianto.
Ho spiegato la situazione, ho mostrato l'estratto conto in rosso.
Ho chiesto loro in prestito 1.500 euro.
Solo per respirare due mesi. Il tempo di trovare anche solo un posto da lavapiatti o da donna delle pulizie.
Ho giurato che glieli avrei restituiti fino all'ultimo centesimo.
Mio padre mi ha guardata.
Si è schiarito la voce, ha incrociato le braccia al petto e ha pronunciato la frase che mi ha uccisa:
«Giovanna, noi i nostri sacrifici li abbiamo già fatti ai nostri tempi. Ti avevamo detto che separarti era una cazzata, ma tu hai voluto fare di testa tua. Hai voluto l'indipendenza? Ora devi imparare a cavartela. Non siamo il tuo bancomat.»
Mi sono voltata verso mia madre, cercando aiuto.
Lei ha abbassato gli occhi sulle sue mani e ha sussurrato:
«Tuo padre ha ragione. Non possiamo intaccare i risparmi per i tuoi errori.»
In quel preciso istante, seduta su quel divano di velluto, io sono diventata orfana.
Avere i genitori vivi e a dieci chilometri di distanza, sapere che preferirebbero vederti finire in mezzo a una strada con i loro nipoti piuttosto che rinunciare al loro orgoglio e darti una mano, è un dolore che ti gela il sangue.
Ti toglie la pelle.
Sono uscita da quella casa e non ci sono mai più rientrata.
Ho fatto la fame.
Quella vera.
Ho iniziato a pulire le scale dei condomini in nero, svegliandomi alle quattro del mattino. Ho lavato i cessi dei bar per cinque euro l'ora.
C'erano sere in cui preparavo due uova al tegamino per i miei figli e io mi sedevo a tavola con un bicchiere d'acqua, dicendo loro con il sorriso stampato in faccia:
«Mamma ha già mangiato un panino enorme al lavoro. Scoppio. Mangiate tutto voi.»
E intanto lo stomaco mi si torceva per i crampi della fame.
Ma li guardavo mangiare e mi sentivo una leonessa.
Mi chiamo Giovanna.
Ho 41 anni.
Oggi ho un contratto a tempo indeterminato come cassiera in un supermercato.
Non navigo nell'oro, ma l'affitto è pagato e nel frigorifero c'è sempre qualcosa.
I miei figli sono puliti, sani e hanno tutto quello che serve.
Ce l'ho fatta da sola.
Mi sono strappata dal fondo con le mie stesse unghie, spezzandomele una per una.
I miei genitori, da qualche mese, provano a farsi sentire.
Mandano messaggi per le feste. Mi chiedono di portare i ragazzi la domenica pomeriggio, perché adesso stanno invecchiando e la solitudine comincia a fargli paura.
Ma io non rispondo.
Visualizzo e cancello.
Perché puoi perdonare uno sgarbo. Puoi persino perdonare una litigata furiosa.
Ma quando stai annegando e la persona che ti ha messo al mondo ti guarda annaspare tenendo le mani in tasca, qualcosa si rompe per sempre.
E non c'è colla, non c'è sangue, non c'è legame di parentela al mondo che possa mai riattaccarlo.
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Bestiaccia
oggi alle ore 16:40 - 3.131 visualizzazioni
Perla di Saggezza
oggi alle ore 21:20 - 1.541 visualizzazioni
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