Pari Opportunità
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vikingolivello 9
14 Maggio 2018 - 5.851 visualizzazioni
Quando i giornalisti cercano lo scoop a tutti i costi infrangendo la dignità di chi è costretto a subire e difendersi... ora chi gli chiede scusa per il clamore scomposto di quella "bufala" mediatica cavalcata da tutti i mass media? Nessuno...

Annullata la punizione al carabiniere accusato di aver esposto un vessillo neonazista in caserma. L'Arma dei carabinieri ha dunque cancellato i tre giorni di rigore inflitti al militare 24enne riconoscendolo come semplice appassionato di storia.
Era il 2 dicembre 2017 quando venne pubblicata la foto di una bandiera di guerra tedesca del Secondo Reich appesa sui muri della Caserma “Baldissera” a Firenze. Il giornalista, con questa immagine “rubata” all'interno della caserma, sottolineò come quel vessillo fosse “in uso a formazioni neonaziste” e l'accostamento svastica-carabinieri fece scoppiare un vero e proprio scandalo. Anche il ministro della Difesa, Roberta Pinotti, condannò il gesto, sostenendo che chi espone uno stendardo del Reich “non può essere degno di far parte delle forze armate”. Ed oggi la verità.
Quella bandiera non ha nulla a che fare con il nazismo, quindi
, anche se a caldo tutta la stampa italiana e metà dei politici si lasciarono sfuggire la dichiarazione indignata sulla bandiera nazista in caserma, con tanto di ovvio corollario sulle forze dell'ordine reazionarie e, quindi, para golpiste. Poi la mira venne corretta, passando dal terzo al secondo Reich, appunto, cioè, per capirci, da Adolf Hitler a Otto von Bismarck. Per la precisione, si trattava della bandiera della Kriegsmarine, la marina di guerra. Pubblicammo, a dire il vero, il punto di vista di Enrico Mentana il quale sottolineò che la bandiera non era nazista ma solo un vessillo di interesse storico.
Ora il colonnello Raffaele Fedocci ha accolto il ricorso del carabiniere perché “risulta essere sempre stato alieno non solo dal partecipare a manifestazioni neonaziste, ma anche dall'aver mai espresso tali riprovevoli manifestazioni del pensiero”.
Secondo il colonnello, tutto parte da un fraintendimento: “un giornalismo attuato con procedure più affini a quelle del rotocalco da gossip che a quelle di organi deputati alla cronaca”. Per l'Arma “l'articolista ricorre all'utilizzo di potenti strumenti di fotoriproduzione per carpire in luogo militare” il vessillo “con il presumibile scopo di prospettare, riuscendovi, una notizia sensazionale”.
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