Chiacchiera
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oggi alle ore 08:46 - 3.217 visualizzazioni
E' già venerdì.
Riflessioni di un giornalista che si guarda intorno.
Di Luciano Ragno

La democrazia va trattata
con delicatezza. Non è stato così.

In democrazia vince le elezioni chi ottiene più voti. Ne basta uno in più. Contano solo quelli nelle urne, nessun regalo E, in base al risultato, il Presidente della Repubblica assegna l'incarico di formare il nuovo Governo. Senza nessuna indicazione dai partiti.
Sono le regole sacrosante della democrazia. Da tutti accettate.
Da ieri saltano.
Premetto che non mi sembra, a dir poco, elegante – ormai la politica non ha più rispetto di nulla-– modificare le regole del gioco quando i giocatori si stanno mettendo al tavolo. La politica ha la presunzione di dare le carte.
La prima nuova regola è quella su chi vince. Cancellato quel voto in più degli altri. Alla politica non basta, oltre l'applauso vuole più eletti. E se li regala. C'è un premio- 70 deputati e 35 senatori in aggiunta- alla coalizione che raggiunge il 42 per cento dei voti. E così chi riceve il dono conquista la maggioranza parlamentare anche senza aver ottenuto il 50 per cento degli elettori. Se non si raggiunge il 42 per cento si torna alla vecchia regola. 42, diventa il numero della politica, prima era 50.
Mai visto prima.
E mai visto prima anche la norma che impone a ogni lista e coalizione di indicare , prima del voto, chi formerà il nuovo Governo . Nasce il premierato di fatto.
Fino ad ora era il Presidente della Repubblica a designare, in base all'esito elettorale, a chi affidare l'incarico. La legge, rendendosi conto che sta andando oltre le regole, dice che l'indicazione è puramente indicativa e quindi il significato è politico e non vincola costituzionalmente il Presidente. Ma averlo già scritto lede i poteri del Capo dello Stato. Tralascio le considerazioni sui capilista, le preferenze, la raccolta delle firme.
Una fuga in avanti.
La democrazia è delicata . Va trattata con le carezze. Non con la mano pesante di una rivoluzione. E soprattutto ricordarsi che lei, quando sente che si vuol farle cambiare abito, gradisce che a farlo siano tutti i partiti. In pieno accordo attorno a un tavolo.
Non è stato così.
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