Chiacchiera
ieri alle ore 17:42 - 2.942 visualizzazioni
Nel 1341 a Francesco Petrarca offrono il riconoscimento più alto che un poeta possa sognare: una corona d'alloro sul Campidoglio, a Roma.
È un talento, si, ma ha appena 36 anni e ha scritto ancora poco. E questa cosa a molti non va proprio giù.
In giro c'è chi protesta.
Chi grida allo scandalo.
Chi urla che non è degno, che non se lo merita.
Allora Petrarca fa una cosa che nessuno aveva mai azzardato prima: invece di accettare si reca a Napoli, dal re Roberto d'Angiò, quello che tutti chiamano il Saggio, e gli chiede di interrogarlo.
Se passerà l'esame allora lui stesso si riterrà degno di quell'onore.
L'esame dura ben tre giorni, dal mattino al tramonto. E, alla fine del terzo giorno, il re saggio lo promuove con lode.
L'8 aprile Petrarca sale sul Campidoglio e riceve l'alloro.
Da quella corona, da questo evento nasce per la prima volta una parola che conosci benissimo. Che utilizziamo tutti i giorni: LAUREA.
Su quello stesso colle oggi c'è una sala che si chiama Protomoteca. Sulla parete di sinistra ci sono i busti di marmo dei più grandi scrittori italiani. C'è anche Petrarca.
In quella stessa sala, davanti a quegli stessi busti, è stato riconosciuto il "Premio Internazionale della Cultura" a Wanna Marchi e sua figlia Stefania Nobile per un libro di ricette.
Ora io ti devo rivelare una cosa.
Io Stefania l'ho conosciuta. Ci ho parlato diverse volte, e quando sono partito per l'Albania mi ha dato consigli intelligenti.
È una persona sempre gentile.
È sorridente, cordiale, intelligente.
Lei e sua madre hanno fatto cose molto cattive, ma le hanno profumatamente pagate con il carcere.
Io contro di loro non ho nulla, e nessuno dovrebbe: il loro debito è saldato. Siamo tutti pari.
Per me possono ricevere mille premi: per la grinta, per la tenacia, per quel talento feroce di bucare lo schermo.
Ma la cultura è un'altra cosa.
La cultura è l'esame di Petrarca.
È una ragazza che rilegge lo stesso capitolo alle tre di notte perché la mattina dopo deve affrontare una commissione.
È un violinista che suona otto ore al giorno per vent'anni.
È un attore che ripete la stessa battuta finché gli brucia la gola.
Tu lo sai quanto costa. Lo sa chiunque abbia passato una notte sui libri, con il caffè freddo e la paura di non essere abbastanza.
E chi questa cultura la fa di mestiere campa con quasi niente: attori, musicisti, tecnici di teatro e di cinema guadagnano in media 982 euro lordi al mese.
Con 982 euro tengono in piedi la cosa di cui ci vantiamo con il mondo intero.
Petrarca, quando raccontò quei tre giorni a Napoli, scrisse che il re aveva sondato "la mia ignoranza".
L'uomo che avrebbe insegnato all'Europa a scrivere d'amore chiamava ignoranza tutto quello che sapeva.
E quel giorno, sceso dal Campidoglio, la corona non se la portò a casa. La portò in San Pietro e la lasciò sopra un altare, perché sapeva che non era sua.
Era di chiunque l'avesse meritata.
Il ragazzo che stappa lo spumante fuori la facoltà di Ingegneria.
La dottoressa che riceve l'applauso dopo la lode.
Il poeta che stringe la mano alla commissione in una sala semivuota.
La cultura non si vince: SI MERITA.
È un talento, si, ma ha appena 36 anni e ha scritto ancora poco. E questa cosa a molti non va proprio giù.
In giro c'è chi protesta.
Chi grida allo scandalo.
Chi urla che non è degno, che non se lo merita.
Allora Petrarca fa una cosa che nessuno aveva mai azzardato prima: invece di accettare si reca a Napoli, dal re Roberto d'Angiò, quello che tutti chiamano il Saggio, e gli chiede di interrogarlo.
Se passerà l'esame allora lui stesso si riterrà degno di quell'onore.
L'esame dura ben tre giorni, dal mattino al tramonto. E, alla fine del terzo giorno, il re saggio lo promuove con lode.
L'8 aprile Petrarca sale sul Campidoglio e riceve l'alloro.
Da quella corona, da questo evento nasce per la prima volta una parola che conosci benissimo. Che utilizziamo tutti i giorni: LAUREA.
Su quello stesso colle oggi c'è una sala che si chiama Protomoteca. Sulla parete di sinistra ci sono i busti di marmo dei più grandi scrittori italiani. C'è anche Petrarca.
In quella stessa sala, davanti a quegli stessi busti, è stato riconosciuto il "Premio Internazionale della Cultura" a Wanna Marchi e sua figlia Stefania Nobile per un libro di ricette.
Ora io ti devo rivelare una cosa.
Io Stefania l'ho conosciuta. Ci ho parlato diverse volte, e quando sono partito per l'Albania mi ha dato consigli intelligenti.
È una persona sempre gentile.
È sorridente, cordiale, intelligente.
Lei e sua madre hanno fatto cose molto cattive, ma le hanno profumatamente pagate con il carcere.
Io contro di loro non ho nulla, e nessuno dovrebbe: il loro debito è saldato. Siamo tutti pari.
Per me possono ricevere mille premi: per la grinta, per la tenacia, per quel talento feroce di bucare lo schermo.
Ma la cultura è un'altra cosa.
La cultura è l'esame di Petrarca.
È una ragazza che rilegge lo stesso capitolo alle tre di notte perché la mattina dopo deve affrontare una commissione.
È un violinista che suona otto ore al giorno per vent'anni.
È un attore che ripete la stessa battuta finché gli brucia la gola.
Tu lo sai quanto costa. Lo sa chiunque abbia passato una notte sui libri, con il caffè freddo e la paura di non essere abbastanza.
E chi questa cultura la fa di mestiere campa con quasi niente: attori, musicisti, tecnici di teatro e di cinema guadagnano in media 982 euro lordi al mese.
Con 982 euro tengono in piedi la cosa di cui ci vantiamo con il mondo intero.
Petrarca, quando raccontò quei tre giorni a Napoli, scrisse che il re aveva sondato "la mia ignoranza".
L'uomo che avrebbe insegnato all'Europa a scrivere d'amore chiamava ignoranza tutto quello che sapeva.
E quel giorno, sceso dal Campidoglio, la corona non se la portò a casa. La portò in San Pietro e la lasciò sopra un altare, perché sapeva che non era sua.
Era di chiunque l'avesse meritata.
Il ragazzo che stappa lo spumante fuori la facoltà di Ingegneria.
La dottoressa che riceve l'applauso dopo la lode.
Il poeta che stringe la mano alla commissione in una sala semivuota.
La cultura non si vince: SI MERITA.
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Zack:
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ieri alle ore 17:50 · Ti stimo · Rispondi
Bugodelsugo: Aspettiamoci la beatificazione come Vergine e Martire di Ilona.

ieri alle ore 18:25 · Ti stimo · Rispondi
Bastraone: Bugodelsugo almeno lei non l'ha messo in qulo a un sacco di persone
2
ieri alle ore 20:02 · Ti stimo · Rispondi
Bugodelsugo: Bastraone anzi, viceversa!
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ieri alle ore 20:03 · Ti stimo · Rispondi
Roby6671: Beh lo stile è quello della nana dire cazzate urlate e un sacco di balle
ieri alle ore 21:28 · Ti stimo · Rispondi
Zack: Vediamo almeno il lato positivo, adesso questo meme ha un senso

ieri alle ore 22:01 · Ti stimo · Rispondi



