Chiacchiera
10 Agosto - 5.230 visualizzazioni
La morte, in fondo, è l'unica cosa certa della vita… ed è anche l'unica che arriva senza avvisare e senza nemmeno chiedere se abbiamo già finito il dolce.
Per questo, quando arriverà il mio momento, non voglio facce tristi, lacrime a comando o silenzi da film drammatico. Vorrei essere ricordato per le risate, per le stupidaggini dette al momento giusto, per le serate finite troppo tardi e per tutte quelle piccole cose che, quando ero vivo, sembravano insignificanti ma che magari adesso vi faranno sorridere.
Non piangete perché non ci sono più: ridete perché, almeno per un po', ci sono stato.
E se proprio dovete versare una lacrima, fatelo pure… ma poi asciugatela, ordinate qualcosa da bere e raccontate una storia su di me. Possibilmente una divertente. E possibilmente una in cui faccio una bella figura, visto che non potrò più difendermi.
Perché, se la vita è un viaggio, la morte sarà pure la destinazione finale… ma io preferirei che il mio ricordo restasse come una bella serata: con qualche risata, qualche brindisi e la sensazione che, dopotutto, ne sia valsa la pena.
Per questo, quando arriverà il mio momento, non voglio facce tristi, lacrime a comando o silenzi da film drammatico. Vorrei essere ricordato per le risate, per le stupidaggini dette al momento giusto, per le serate finite troppo tardi e per tutte quelle piccole cose che, quando ero vivo, sembravano insignificanti ma che magari adesso vi faranno sorridere.
Non piangete perché non ci sono più: ridete perché, almeno per un po', ci sono stato.
E se proprio dovete versare una lacrima, fatelo pure… ma poi asciugatela, ordinate qualcosa da bere e raccontate una storia su di me. Possibilmente una divertente. E possibilmente una in cui faccio una bella figura, visto che non potrò più difendermi.
Perché, se la vita è un viaggio, la morte sarà pure la destinazione finale… ma io preferirei che il mio ricordo restasse come una bella serata: con qualche risata, qualche brindisi e la sensazione che, dopotutto, ne sia valsa la pena.





Ma fa sempre male per chi resta.
Mi ha portato a una riflessione generale sul reale, in fondo la morte di una persona cara non porta via soltanto qualcuno: lascia un vuoto che, stranamente, ha la forma di tutte le cose che avremmo potuto fare ancora insieme.
È allora che ci accorgiamo di quanto abbiamo vissuto in fretta. Abbiamo dato per scontati abbracci, telefonate, cene, parole dette a metà. Abbiamo rimandato un «ti voglio bene», un «scusami», un «resta ancora un po’», convinti, come fanno gli uomini, che ci sarebbe sempre stato un domani.
Poi il domani arriva… e quella persona non c’è più.
E nel silenzio rimangono i ricordi, ma anche i rimpianti. Non tanto per ciò che abbiamo fatto, quanto per tutto ciò che non abbiamo fatto quando avremmo potuto.
Forse è questa la lezione più crudele della morte: ci insegna il valore di un momento proprio quando quel momento è diventato passato.
Per questo, finché abbiamo qualcuno accanto, dovremmo smettere di vivere le persone come se fossero eterne. Dovremmo ascoltarle un po’ di più, abbracciarle un po’ più a lungo, ridere senza guardare l’orologio e dire quelle parole che spesso teniamo dentro per orgoglio, timidezza o semplice distrazione.
Perché un giorno non avremo più la possibilità di dirle.
E allora capiremo che il vero dolore non è soltanto perdere chi amiamo.
È scoprire, troppo tardi, quanto poco ci siamo fermati ad amarlo mentre era ancora qui.
pienamente condivisibile,
ma la morte è "la destinazione finale" del solo corpo fisico = "cappotto" (Malanga), parte temporanea, e non contenitore, di anima e spirito
... anche per Berruti, il solito attajanato:
"... che possa riposare in pace",
ma perché? chi ti dovrebbe rompere,
pensi forse che nella dimensione della "coscienza cosmica" i vari attajanati continuino a darti l'angoscia?
se iniziassimo a pensare/dare energia a pensieri consapevoli: "ti *sentirai* al meglio !" (in una dimensione dove anche gli attajanati potranno iniziare a comprendere ...)
Ti rendi conto anche delle stupidate su cui ti fissi quotidianamente (perche' siamo comunque immersi in questo contesto, difficile se non impossibile non esserne coinvolti, anche per la stessa sopravvivenza in quello stesso ambiente) e rimetti ogni volta a posto le priorita'.
Poi, sempre per il discorso di prima, purtroppo o per fortuna torniamo di nuovo a dimenticarci delle cose davvero importanti, tra le altre.
Io credo che sia anche una cosa naturale per la nostra mente, che ci aiuta a non vivere nell'angoscia continua, altrimenti impazziremmo.
non esiste tempo così come
non esistono (in assoluto)
anime care o attajanati,
ma acquisizione di consapevolezza avviene solo con esperienza di prima mano (nessuno può avvalersi di quella di qualcun altro), e quando avviene si inizia a comprendere l'inutilità di essersi voluti creare riferimenti apparentemente certi di cui non abbiamo bisogno
convinto che tu possa arrivarci da solo !
Anche se conosco persone che non riescono ad uscirne.
Però devo dire che da un po’ di tempo mi accorgo di essere cambiato proprio su questo. Cerco di soffermarmi di più sui momenti, anche quelli apparentemente insignificanti. Una conversazione, una risata, una cena, un abbraccio, il tempo passato con qualcuno… cerco di non viverli più sempre con la testa già proiettata a quello che viene dopo.
Non ci riesco sempre, naturalmente, e anch’io torno spesso a perdermi nelle solite cose. Però forse la consapevolezza sta proprio nel riuscire, ogni tanto, a fermarsi e ricordarsi cosa conta davvero.
Perché alla fine credo che non sia necessario vivere pensando continuamente alla morte o al rischio di perdere qualcuno. Basta imparare, quando possibile, a non dare per scontato il tempo che abbiamo con le persone che amiamo.