Chiacchiera
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ieri alle ore 09:43 - 3.379 visualizzazioni
E' già sabato.
Riflessioni di un giornalista che si guarda intorno.
Di Luciano Ragno

“Chi sbaglia paga" .

“Chi sbaglia paga”. Anche chi è fra i 14 e i 18 anni. E' la proposta di legge per fermare i minori che delinquono. Sono troppo lontani i miei 14 anni e quelli dei miei figli e nipoti per valutare questa età oggi. A prima impressione mi sembra una decisione d'impulso per dire a quanti “Chi sbaglia paga” che si reagisce. Poi si vedrà come evitare che i minori delinquino.
Sono un giornalista , conosco i miei limiti, allora vado leggere chi conosce la realtà dei 14 anni di oggi. Giuseppe Lavenia, psicologo e psicoterapeuta* ha scritto un articolo su “La Repubblica” .Invito a leggerlo per l'ampiezza e la profondità di giudizio. Fra l'altro scrive: “Un adolescente deve rispondere di ciò che fa. Ma una società adulta dovrebbe preoccuparsi anche di capire come abbia fatto ad arrivare fin lì. C'è qualcosa di rassicurante nella frase: “chi sbaglia paga”. Rimette ordine, almeno per qualche secondo, in quel senso di impotenza che proviamo davanti alle immagini di ragazzi giovanissimi che picchiano, rapinano, umiliano e qualche volta filmano tutto, come se senza un pubblico persino la violenza perdesse valore”.
“Ma a quattordici
anni- continua l'articolo di Lavenia- si può sapere perfettamente che rubare è sbagliato e, nello stesso tempo, non possedere ancora gli stessi strumenti di un adulto per dominare un impulso, sottrarsi alla pressione del gruppo o immaginare davvero le conseguenze di ciò che si sta facendo. Non è una scusa. È uno dei motivi per cui abbiamo sempre distinto la giustizia minorile da quella degli adulti. E non dobbiamo neppure raccontarci che dietro ogni ragazzo violento ci siano necessariamente una famiglia assente, una periferia difficile o una storia di emarginazione. Sarebbe un'altra semplificazione”
Mi chiedo anche : l'esempio degli adulti che ruolo recita?
La risposta è in una bellissima intervista di Zita Dazzi sempre su “La Repubblica” a Don Carlo Burgio , Cappellano al Carcere Minorile Beccaria di Milao. “ Sono d'accordo – afferma il Sacerdote-che non sia certo il buonismo a educare questa generazione giovanile, ma insisto sul fatto che per affrontare le condotte devianti di questi minorenni non vada preso a riferimento la giustizia degli adulti. Non basta dire “chi sbaglia paga” per affrontare un vuoto giovanile profondo: non possiamo imputare ai ragazzi l'incoscienza di valori etici e costituzionali spesso disattesi dagli adulti”.
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*Giuseppe Lavenia, psicologo e psicoterapeuta Presidente Associazione Nazionale Dipendenze Tecnologiche, GAP e Cyberbullismo “Di.Te” e docente di Psicologia del Lavoro e delle Organizzazioni Università Politecnica delle Marche
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