Vaccata
18 Luglio - 4.845 visualizzazioni
Aurelio spense il motore della sua vecchia utilitaria proprio davanti al cartello: "Saracinesco".
Per qualche istante rimase immobile, con le mani ancora strette sul volante. Il silenzio della montagna era diverso da quello della città. Non era vuoto: era fatto di vento, del canto lontano di un merlo e del rintocco lento delle campane che arrivava dal centro del paese.
Era tornato.
Sessantasette anni, appena andato in pensione dopo oltre quarant'anni di lavoro come impiegato comunale a Roma. Una vita trascorsa a rincorrere orari, bollette, scadenze e responsabilità. Quando aveva immaginato quel momento, anni prima, pensava a viaggi con sua moglie, passeggiate mano nella mano e finalmente il tempo per vivere.
La vita, però, aveva scritto un finale diverso.
Lucia, sua moglie, era morta cinque mesi prima. Un tumore aggressivo, scoperto troppo tardi, l'aveva consumata in meno di un anno. Aurelio ricordava ancora il suo ultimo sorriso, stanco ma sereno, mentre gli stringeva la mano nel reparto di oncologia.
«Non restare chiuso in casa quando io non ci sarò.»
Era stata quella la sua ultima richiesta.
Ma come si poteva uscire da una casa che era diventata un museo di ricordi?
Ogni stanza parlava di lei. Il grembiule ancora appeso dietro la porta della cucina. Gli occhiali lasciati sul comodino. Il libro che non avrebbe mai finito.
E sopra ogni dolore, ce n'era uno ancora più antico.
Anna.
La loro unica figlia.
Ventidue anni.
Un sabato sera di luglio aveva detto: «Papà, torno presto.»
Non era più tornata.
Un ragazzo ubriaco aveva imboccato una strada provinciale a velocità folle. Lo schianto era stato devastante. Tre giovani morti sul colpo.
Da allora, il sabato sera aveva smesso di esistere.
Per Aurelio era rimasto solo un giorno da attraversare in silenzio.
Quando anche Lucia se n'era andata, il peso dei ricordi era diventato insopportabile.
Così aveva venduto l'appartamento di Roma.
Aveva conservato soltanto poche scatole, qualche fotografia e la vecchia credenza costruita da suo padre.
Il resto era rimasto indietro.
L'unico luogo dove sentiva di poter respirare era Saracinesco.
Il paese dove era nato.
Arroccato sui monti Simbruini, sembrava sospeso tra il cielo e la pietra. Le case antiche si stringevano una all'altra come per proteggersi dal tempo. Le stradine erano strette, consumate dai passi di generazioni ormai dimenticate.
Lì ogni angolo aveva un ricordo.
La fontana dove da bambino riempiva i secchi con sua madre.
La piazzetta dove aveva dato il primo bacio a Lucia durante una festa patronale.
Il vicolo in cui correva con gli amici fino al tramonto.
Molti di quei volti non esistevano più.
Chi era morto.
Chi si era trasferito.
Chi era semplicemente diventato vecchio.
La casa dei suoi genitori era rimasta chiusa per quasi trent'anni.
Le imposte scolorite.
L'intonaco screpolato.
Le tegole invase dal muschio.
Quando aprì il vecchio portone, il profumo del legno stagionato e della pietra umida lo investì come un abbraccio.
La polvere danzava nei raggi di sole che filtravano dalle finestre.
Ogni mobile era esattamente dov'era stato l'ultima volta.
L'orologio a pendolo fermo.
Il tavolo della cucina.
La credenza.
Le fotografie in bianco e nero.
Persino la sedia dove suo padre si sedeva ogni sera sembrava aspettare qualcuno.
Aurelio appoggiò la valigia sul pavimento.
Guardò lentamente ogni stanza.
Poi si sedette.
Per la prima volta dopo mesi, pianse senza trattenersi.
Non erano soltanto lacrime di dolore.
Erano lacrime di ritorno.
Di un uomo che aveva perso quasi tutto, ma che cercava ancora un posto nel mondo.
Fuori il sole iniziava a scendere dietro le montagne.
Le ombre si allungavano sulle mura del piccolo borgo.
Dal campanile arrivarono sette rintocchi.
Aurelio si asciugò il volto.
«Sono tornato...» sussurrò.
Non sapeva ancora che quel paese, apparentemente immobile e dimenticato, custodiva segreti antichi quanto le sue rocce.
E che il suo ritorno non era stato un caso.
Era soltanto l'inizio......
Per qualche istante rimase immobile, con le mani ancora strette sul volante. Il silenzio della montagna era diverso da quello della città. Non era vuoto: era fatto di vento, del canto lontano di un merlo e del rintocco lento delle campane che arrivava dal centro del paese.
Era tornato.
Sessantasette anni, appena andato in pensione dopo oltre quarant'anni di lavoro come impiegato comunale a Roma. Una vita trascorsa a rincorrere orari, bollette, scadenze e responsabilità. Quando aveva immaginato quel momento, anni prima, pensava a viaggi con sua moglie, passeggiate mano nella mano e finalmente il tempo per vivere.
La vita, però, aveva scritto un finale diverso.
Lucia, sua moglie, era morta cinque mesi prima. Un tumore aggressivo, scoperto troppo tardi, l'aveva consumata in meno di un anno. Aurelio ricordava ancora il suo ultimo sorriso, stanco ma sereno, mentre gli stringeva la mano nel reparto di oncologia.
«Non restare chiuso in casa quando io non ci sarò.»
Era stata quella la sua ultima richiesta.
Ma come si poteva uscire da una casa che era diventata un museo di ricordi?
Ogni stanza parlava di lei. Il grembiule ancora appeso dietro la porta della cucina. Gli occhiali lasciati sul comodino. Il libro che non avrebbe mai finito.
E sopra ogni dolore, ce n'era uno ancora più antico.
Anna.
La loro unica figlia.
Ventidue anni.
Un sabato sera di luglio aveva detto: «Papà, torno presto.»
Non era più tornata.
Un ragazzo ubriaco aveva imboccato una strada provinciale a velocità folle. Lo schianto era stato devastante. Tre giovani morti sul colpo.
Da allora, il sabato sera aveva smesso di esistere.
Per Aurelio era rimasto solo un giorno da attraversare in silenzio.
Quando anche Lucia se n'era andata, il peso dei ricordi era diventato insopportabile.
Così aveva venduto l'appartamento di Roma.
Aveva conservato soltanto poche scatole, qualche fotografia e la vecchia credenza costruita da suo padre.
Il resto era rimasto indietro.
L'unico luogo dove sentiva di poter respirare era Saracinesco.
Il paese dove era nato.
Arroccato sui monti Simbruini, sembrava sospeso tra il cielo e la pietra. Le case antiche si stringevano una all'altra come per proteggersi dal tempo. Le stradine erano strette, consumate dai passi di generazioni ormai dimenticate.
Lì ogni angolo aveva un ricordo.
La fontana dove da bambino riempiva i secchi con sua madre.
La piazzetta dove aveva dato il primo bacio a Lucia durante una festa patronale.
Il vicolo in cui correva con gli amici fino al tramonto.
Molti di quei volti non esistevano più.
Chi era morto.
Chi si era trasferito.
Chi era semplicemente diventato vecchio.
La casa dei suoi genitori era rimasta chiusa per quasi trent'anni.
Le imposte scolorite.
L'intonaco screpolato.
Le tegole invase dal muschio.
Quando aprì il vecchio portone, il profumo del legno stagionato e della pietra umida lo investì come un abbraccio.
La polvere danzava nei raggi di sole che filtravano dalle finestre.
Ogni mobile era esattamente dov'era stato l'ultima volta.
L'orologio a pendolo fermo.
Il tavolo della cucina.
La credenza.
Le fotografie in bianco e nero.
Persino la sedia dove suo padre si sedeva ogni sera sembrava aspettare qualcuno.
Aurelio appoggiò la valigia sul pavimento.
Guardò lentamente ogni stanza.
Poi si sedette.
Per la prima volta dopo mesi, pianse senza trattenersi.
Non erano soltanto lacrime di dolore.
Erano lacrime di ritorno.
Di un uomo che aveva perso quasi tutto, ma che cercava ancora un posto nel mondo.
Fuori il sole iniziava a scendere dietro le montagne.
Le ombre si allungavano sulle mura del piccolo borgo.
Dal campanile arrivarono sette rintocchi.
Aurelio si asciugò il volto.
«Sono tornato...» sussurrò.
Non sapeva ancora che quel paese, apparentemente immobile e dimenticato, custodiva segreti antichi quanto le sue rocce.
E che il suo ritorno non era stato un caso.
Era soltanto l'inizio......
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elTigre: Tutto bello ma......delle storie un pò più concise??? 😆 Buona serata
2
18 Luglio alle ore 16:16 · Ti stimo · Rispondi
FantoniManuel: elTigre Ok carico il secondo capitolo, solo per te, che è di sole 40 pagine 😂😂😂😂 buona serata
1
18 Luglio alle ore 16:19 · Ti stimo · Rispondi
Isotta: FantoniManuel non badare,scrivi come e quanto vuoi ,chi non vuole non legga,ciao.
3
18 Luglio alle ore 16:25 · Ti stimo · Rispondi
elTigre: FantoniManuel Grazie mille, tanto io ho tempo, mi sto grattando le palle 😂
1
18 Luglio alle ore 16:28 · Ti stimo · Rispondi
elTigre: Isotta Strano, pensavo che chi non vuole era obbligato a leggere 😁😁😁
1
18 Luglio alle ore 16:30 · Ti stimo · Rispondi
Isotta: elTigre so che tu sai ,non so se lui sa ,ma noi sappiamo ,vero?🤣
1
18 Luglio alle ore 16:31 · Ti stimo · Rispondi
Isotta: Io so io spio tutto
2

18 Luglio alle ore 16:33 · Ti stimo · Rispondi
FantoniManuel: Isotta grazie
18 Luglio alle ore 16:38 · Ti stimo · Rispondi
FantoniManuel: elTigre pure tu🙄, io me le gratto per prendere ispirazione 😂😂😂😂
1
18 Luglio alle ore 16:39 · Ti stimo · Rispondi
FantoniManuel: Isotta perfetto, mi hai dato un idea, ne farò tesoro
1
18 Luglio alle ore 16:41 · Ti stimo · Rispondi
EbbeneSi: Bellissima👏🏻👏🏻
1
18 Luglio alle ore 18:21 · Ti stimo · Rispondi
FantoniManuel: EbbeneSi grazie, pubblico il continuo per chi gli aggrada
1
18 Luglio alle ore 19:25 · Ti stimo · Rispondi
EbbeneSi: FantoniManuel Grazie , ti leggo con molto piacere🤗
1
18 Luglio alle ore 19:28 · Ti stimo · Rispondi
FantoniManuel: EbbeneSi non so se è un genere che piace, però lo faccio con piacere 🤗
18 Luglio alle ore 19:35 · Ti stimo · Rispondi



