Vaccata
Avatar FantoniManuel
FantoniManuellivello 3
12 Luglio - 4.780 visualizzazioni
Per oggi è l'ultima, giuro non vi tedio più 😁
Una piccola fiaba con una piccola morale.
Spero di riempire il tempo di pochi minuti con una lettura, a chi non può trascorrere una domenica d'estate nel fresco di un ombrellone in spiaggia o al fresco di una località montana 🤗


Nella notte in cui la luna sembrava galleggiare sull'oceano, un giovane uccellino dal petto color dell'alba vide qualcosa brillare tra le onde. Era una piccola pesciolina dalle scaglie d'argento, che ogni sera risaliva verso la superficie per osservare le stelle.
L'uccellino, incuriosito, le chiese:
«Com'è il tuo cielo?»
La pesciolina sorrise.
«Io non conosco il cielo. Vedo solo il suo riflesso sull'acqua. Raccontamelo tu.»
Così, ogni tramonto, lui scendeva fino a sfiorare il mare con le ali e lei saliva fin quasi a rompere la superficie. Restavano sospesi tra due mondi: lui con le piume sfiorate dagli spruzzi, lei con le pinne illuminate dall'aria.
L'uccello raccontava di nuvole leggere, di venti che portavano profumo di montagne e di albe nate sopra gli alberi. La pesciolina parlava di foreste di corallo, di balene che cantavano nel buio e di correnti che custodivano antichi segreti.
Col tempo si innamorarono.
Pensarono che l'amore fosse abbastanza forte da cancellare ogni distanza.
L'uccellino tentò di immergersi sempre più in profondità. Ogni volta le sue ali diventavano pesanti, incapaci di sostenerlo. La pesciolina provò a restare più a lungo fuori dall'acqua. Ogni respiro le costava fatica e il suo corpo si indeboliva.
Allora decisero di vivere sulla superficie.
Là dove il mare baciava il cielo.
Per un po' sembrò il luogo perfetto. Si incontravano ogni giorno, ridevano, sognavano un domani che appartenesse a entrambi. Ma la superficie era inquieta: le onde non smettevano mai di muoversi, il vento non conosceva riposo.
L'uccellino non poteva spiegare davvero le ali senza lasciare sola la pesciolina.
La pesciolina non poteva scendere nelle profondità senza spezzare quel fragile equilibrio.
La superficie non era una casa.
Era soltanto un ponte sospeso tra due universi.
E i ponti, per quanto magnifici, non sono fatti per essere abitati.
Un mattino si guardarono in silenzio. Non c'erano rabbia, colpa o rimpianto. C'era solo la dolce tristezza di chi comprende che amare non significa trattenere.
L'uccellino si alzò nel cielo.
La pesciolina tornò nel mare.
Ogni sera, però, quando il sole si tuffava nell'orizzonte, lui continuava a volare sopra l'acqua e lei continuava a risalire verso la luce. Per un istante i loro sguardi si incontravano ancora, e quel momento bastava a ricordare che alcuni amori non sono destinati a durare per sempre, ma a cambiare per sempre chi li ha vissuti.

L'amore più autentico non sempre è quello che riesce a costruire una vita insieme. A volte è quello che insegna a due anime quanto possano sfiorarsi senza appartenersi. Perché ci sono incontri che non nascono per essere una casa, ma per diventare una luce che accompagnerà il cammino di entrambi, anche quando le loro strade torneranno a seguire cieli e mari diversi.

Ecco cosa sono alcune storie d'amore.
Non false.
Non prive di significato.
Semplicemente impossibili da costruire interiormente senza che una persona affoghi d'aria o l'altra perda le ali
Leggi tutto...
Vaccata