Chiacchiera
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fceruttilivello 4
ieri alle ore 16:58 - 2.851 visualizzazioni
Non critico la tecnologia. Critico l'obbligo di viverci dentro.
Qualcuno mi ha fatto notare, con un tono piuttosto solenne, che è contraddittorio criticare la tecnologia servendosene. In fondo hanno ragione. Mi scuso. Il fatto è che non ricordo più come si fanno i segnali di fumo.
Una volta li padroneggiavo: una fumata per dire buongiorno, due per fissare una visita medica, tre per le questioni più pratiche. Poi, col tempo, si perde la mano.
Ho provato coi tamburi, ma abito in un condominio e i vicini hanno protestato. La colomba viaggiatora l'ho scartata perché, tra il tempo che ci mette a orientarsi, a fermarsi a beccare qualcosa e a cercare il destinatario, quando arriva il messaggio è già scaduto tutto. Le tavolette di argilla hanno il loro fascino antico, ma pesano come una cassaforte e nessuno le accetta più. Il papiro è raffinato, certo, molto da faraone, ma prima devo procurarmi il papiro vero, la canna, l'inchiostro e qualcuno che lo porti sul Nilo o nei dintorni.
Così, mentre cerco una tavoletta decente o un rotolo di pergamena che mi ricordi come si faceva una volta, sono costretto — mio malgrado — a usare questo marchingegno moderno che si chiama video. E sì, i social. E sì, il telefono. E a volte anche qualche strumento di intelligenza artificiale, di quelli che fanno paura a qualcuno come se fossero
il diavolo con la spina.
Ma chiariamo una cosa. Io non ce l'ho con la tecnologia in sé. Quello che mi dà fastidio è l'idea che non ci sia più un'altra porta, che tutti debbano passarci dentro per forza, anche chi non ci è nato. Soprattutto le persone anziane, a cui tolgono lo sportello fisico, eliminano il centralino con una voce vera, cambiano l'applicazione ogni tre mesi e poi ti dicono «è facilissimo, nonno». No.
Facilissimo sarà per chi è cresciuto scorrendo il dito sullo schermo. Ma c'è gente che ha imparato a vivere firmando con la penna stilografica, parlando guardandosi negli occhi, sapendo chi c'era dietro il bancone. Quella gente merita rispetto, non di essere messa da parte.
Usare questi strumenti per denunciare gli abusi non è una contraddizione. È prendere il megafono di chi comanda e dirgli: «abbassa un po' il volume, che qui ci siamo anche noi». Perché se facessi questa lamentela in una grotta con le pitture rupestri, sarebbe anche suggestivo, ma la vedrebbero quattro pipistrelli e un archeologo tra diecimila anni.
Io, francamente, ho un po' di fretta. Per questo continuerò a usare video, social e tutto quello che serve per dire che il progresso va bene, purché non lasci in mezzo alla strada chi non ha potuto salire sul treno. Quando avrò ritrovato il sistema dei segnali di fumo, passerò a quello. Magari Instagram non lo premierà, ma pazienza.
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Vaccata