Chiacchiera
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oggi alle ore 20:37 - 2.243 visualizzazioni
Fonte: Inside Over

In Occidente si può criticare liberamente Israele senza conseguenze?
Dalla piega che stanno prendendo vari Paesi, non sembra.
Ne è un esempio il caso, clamoroso e grave, di Cenk Uygur, volto noto del giornalismo progressista americano e conduttore di The Young Turks.
L'1 giugno, lui e il nipote Hasan Piker, star dei live-streaming politici su Twitch, hanno denunciato pubblicamente di essere stati improvvisamente respinti dal Regno Unito: niente visto.
Il motivo, secondo entrambi, non sarebbe legato a questioni di sicurezza o a precedenti penali ma a una ragione precisa: le loro critiche nei confronti del governo israeliano di Benjamin Netanyahu, che gli è valsa l'accusa di “antisemitismo”.
Il ministero dell'Interno britannico, l'Home Office, ha confermato la revoca dell'autorizzazione elettronica al viaggio (ETA) per i due giornalisti.
La motivazione ufficiale, però, è volutamente generica e inquietante: la loro presenza nel Regno Unito “potrebbe non essere propizia al bene pubblico”.
Nessuna accusa di antisemitismo, nessun dettaglio concreto. Solo una formula vaga che di fatto apre le porte a un veto discrezionale basato sulle opinioni dei giornalisti.
“Tutto ciò è avvenuto su istigazione di Israele”, ha tuonato Piker su X, accusando il governo laburista di Keir Starmer di piegarsi ai voleri di un governo straniero.
Uygur è stato altrettanto diretto: "Il governo britannico – ha sottolineato Uygur su X – sostiene di volermi vietare l'ingresso perché rappresento un grave rischio per l'ordine pubblico a causa delle mie critiche a Israele. Dicono che la mia affermazione secondo cui Israele controlla il governo americano attraverso donazioni al 94% del Congresso, pur essendo fattuale, sia comunque antisemita. Non so se presto in Gran Bretagna verranno vietati anche i fatti. Non mi hanno bandito per aver criticato il Regno Unito ma per aver criticato Israele” ha affermato.
Qui siamo ben oltre il Ministero della Verità di Orwell: un governo occidentale che utilizza formule vaghe e discrezionali come “bene pubblico” per impedire l'ingresso a giornalisti e opinionisti solo perché hanno criticato le politiche di un altro Stato (Israele), trasformando il dissenso in un rischio per la società.

Un precedente pericoloso che rischia di normalizzare la censura preventiva.
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