Chiacchiera
oggi alle ore 14:14 - 1.725 visualizzazioni
L'arresto del ventiduenne nato in Italia da famiglia marocchina, ma toh......, accusato dalla Digos di preparare un attentato terroristico nel centro di Reggio Emilia, dovrebbe imporre alla politica almeno una qualità: la serietà.
Non certamente il riflesso condizionato del comunicato prefabbricato, non la formula burocratica buona per ogni emergenza, non la liturgia della prudenza verbale.
Serietà, e dunque verità.
Per questo colpiscono, e francamente irritano, eufemisticamente parlando, le parole del sindaco Marco Massari, il quale invita a “ tenere alta la guardia contro la radicalizzazione ”; espressione suggestiva, ma che cosa significa, concretamente, “ tenere alta la guardia ”, in una città dove da anni ogni obiezione sul fallimento dei modelli di integrazione viene trattata come una colpa morale ?
Quale atto politico o amministrativo, nella storia recente della sinistra reggiana, autorizzerebbe oggi questa improvvisa postura da vigilanza democratica di sessantottina memoria ?
Quale scelta, quale iniziativa, quale battaglia culturale ?
La verità è che a R
eggio, come peraltro nella rossa Emilia amministrata da 80 anni dal PCI / PDS / PD, si è preferito raccontare l'immigrazione come un fenomeno da celebrare sempre e comunque, mai da governare realmente; guai a introdurre il tema delle condizioni, dei limiti, dell'assimilazione culturale, della compatibilità dei valori, guai persino a nominare il problema.
Tutto ridotto a una favola ideologica: l'accoglienza come valore assoluto, indipendente dagli effetti concreti prodotti nei quartieri, nelle scuole, nella sicurezza urbana, nella convivenza civile.
Così oggi assistiamo all'inevitabile teatro dell'ipocrisia: gli stessi che per anni hanno liquidato ogni allarme come “ strumentalizzazione ” o “ allarmismo ”, improvvisamente parlano di radicalizzazione jihadista come se fosse un fenomeno atmosferico, piovuto dal cielo e privo di qualunque relazione con il clima culturale costruito attorno a esso.
Naturalmente nessuno sostiene che l'immigrazione produca automaticamente terrorismo o criminalità, sarebbe una banalità indegna.
Ma è altrettanto indegno fingere di non vedere un dato sempre più evidente: una parte significativa dei fenomeni di violenza, degrado e radicalizzazione coinvolge seconde generazioni cresciute dentro un modello che ha rinunciato a pretendere integrazione autentica, sostituendola con il multiculturalismo deresponsabilizzato della sinistra emiliana.
Qui emerge il nodo politico vero.
Non basta nominare assessori simbolici, còla con al buras in co ad esempio, o rivendicare la propria superiorità morale (!!??) per costruire una società coesa; anzi, talvolta accade il contrario e cioè si alimenta una retorica autoreferenziale che impedisce perfino di riconoscere i problemi.
La politica dell'accoglienza indiscriminata non diventa più seria perché pronunciata con tono gentile o pedagogico, è e resta irresponsabile.
Poi ci si stupisce dell'avanzata di movimenti radicali, della crescita del consenso attorno a figure come il generale Vannacci, del fatto che perfino territori storicamente impermeabili alla destra stiano cambiando orientamento.
Ma davvero qualcuno pensa che ciò avvenga nel vuoto ?
La così detta gente osserva, confronta e soprattutto, come dire, vive la città e soprattutto misura la distanza crescente tra il racconto ufficiale e l'esperienza quotidiana.
Lo vedono gli anziani, che hanno paura a uscire la sera.
Lo vedono le donne, sempre più in balia di maranza e teppistelli vari.
Lo vedono alla fine della fiera i cittadini che attraversano certe zone delle città emiliane, con naturalmente R
eggio Emilia in prima fila, ormai trasformate nel giro di pochi anni in suburre indecenti.
Insomma lo vede chiunque abbia conservato il coraggio elementare dell'evidenza.
Con questi chiari (!!??) di luna letteralmente allucinante poi che, soprattutto a R
eggio Emilia, il PD sia, di fatto, egemonizzato dalle anime belle seguaci del monaco che dal deserto comandava l'Italia e ora ammaliate dal porporato seduto sulla cattedra di S.Petronio.
Il problema del Pd emiliano, o se vogliamo di questo imperante non che davvero disgustoso cattocomunismo, non è soltanto avere sbagliato politiche, è perseverare nell'illusione di poter ancora gestire la realtà attraverso formule retoriche, minimizzazioni prudenti, indignazioni selettive e comunicati senz'anima.
Ma la realtà, prima o poi, presenta il conto.
E quando lo fa, la credibilità diventa decisiva.
Quella del sindaco Massari e dei suoi colleghi, oggi, appare semplicemente esaurita.
Paolo Comastri
Non certamente il riflesso condizionato del comunicato prefabbricato, non la formula burocratica buona per ogni emergenza, non la liturgia della prudenza verbale.
Serietà, e dunque verità.
Per questo colpiscono, e francamente irritano, eufemisticamente parlando, le parole del sindaco Marco Massari, il quale invita a “ tenere alta la guardia contro la radicalizzazione ”; espressione suggestiva, ma che cosa significa, concretamente, “ tenere alta la guardia ”, in una città dove da anni ogni obiezione sul fallimento dei modelli di integrazione viene trattata come una colpa morale ?
Quale atto politico o amministrativo, nella storia recente della sinistra reggiana, autorizzerebbe oggi questa improvvisa postura da vigilanza democratica di sessantottina memoria ?
Quale scelta, quale iniziativa, quale battaglia culturale ?
La verità è che a R
eggio, come peraltro nella rossa Emilia amministrata da 80 anni dal PCI / PDS / PD, si è preferito raccontare l'immigrazione come un fenomeno da celebrare sempre e comunque, mai da governare realmente; guai a introdurre il tema delle condizioni, dei limiti, dell'assimilazione culturale, della compatibilità dei valori, guai persino a nominare il problema. Tutto ridotto a una favola ideologica: l'accoglienza come valore assoluto, indipendente dagli effetti concreti prodotti nei quartieri, nelle scuole, nella sicurezza urbana, nella convivenza civile.
Così oggi assistiamo all'inevitabile teatro dell'ipocrisia: gli stessi che per anni hanno liquidato ogni allarme come “ strumentalizzazione ” o “ allarmismo ”, improvvisamente parlano di radicalizzazione jihadista come se fosse un fenomeno atmosferico, piovuto dal cielo e privo di qualunque relazione con il clima culturale costruito attorno a esso.
Naturalmente nessuno sostiene che l'immigrazione produca automaticamente terrorismo o criminalità, sarebbe una banalità indegna.
Ma è altrettanto indegno fingere di non vedere un dato sempre più evidente: una parte significativa dei fenomeni di violenza, degrado e radicalizzazione coinvolge seconde generazioni cresciute dentro un modello che ha rinunciato a pretendere integrazione autentica, sostituendola con il multiculturalismo deresponsabilizzato della sinistra emiliana.
Qui emerge il nodo politico vero.
Non basta nominare assessori simbolici, còla con al buras in co ad esempio, o rivendicare la propria superiorità morale (!!??) per costruire una società coesa; anzi, talvolta accade il contrario e cioè si alimenta una retorica autoreferenziale che impedisce perfino di riconoscere i problemi.
La politica dell'accoglienza indiscriminata non diventa più seria perché pronunciata con tono gentile o pedagogico, è e resta irresponsabile.
Poi ci si stupisce dell'avanzata di movimenti radicali, della crescita del consenso attorno a figure come il generale Vannacci, del fatto che perfino territori storicamente impermeabili alla destra stiano cambiando orientamento.
Ma davvero qualcuno pensa che ciò avvenga nel vuoto ?
La così detta gente osserva, confronta e soprattutto, come dire, vive la città e soprattutto misura la distanza crescente tra il racconto ufficiale e l'esperienza quotidiana.
Lo vedono gli anziani, che hanno paura a uscire la sera.
Lo vedono le donne, sempre più in balia di maranza e teppistelli vari.
Lo vedono alla fine della fiera i cittadini che attraversano certe zone delle città emiliane, con naturalmente R
eggio Emilia in prima fila, ormai trasformate nel giro di pochi anni in suburre indecenti. Insomma lo vede chiunque abbia conservato il coraggio elementare dell'evidenza.
Con questi chiari (!!??) di luna letteralmente allucinante poi che, soprattutto a R
eggio Emilia, il PD sia, di fatto, egemonizzato dalle anime belle seguaci del monaco che dal deserto comandava l'Italia e ora ammaliate dal porporato seduto sulla cattedra di S.Petronio. Il problema del Pd emiliano, o se vogliamo di questo imperante non che davvero disgustoso cattocomunismo, non è soltanto avere sbagliato politiche, è perseverare nell'illusione di poter ancora gestire la realtà attraverso formule retoriche, minimizzazioni prudenti, indignazioni selettive e comunicati senz'anima.
Ma la realtà, prima o poi, presenta il conto.
E quando lo fa, la credibilità diventa decisiva.
Quella del sindaco Massari e dei suoi colleghi, oggi, appare semplicemente esaurita.
Paolo Comastri
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Non dico che tu abbia torto, ma è la gente come te che non favorisce l'integrazione e sono i tuoi amici imprenditori che hanno come 66 anni fa, bisogno di manopera a basso costo...