Martin: Potiomkin Dire “come in ogni altro angolo del pianeta” è un modo elegante per non entrare nel merito. Ma qui non parliamo di un conflitto qualunque: parliamo di interessi economici e geopolitici precisi, e di un’Europa che paga il conto mentre altri incassano. Generalizzare serve solo a non affrontare il problema.
Potiomkin: Martin nel merito il tuo è un post tendenzioso: prendi un argomento ovvio, cioè che ogni governo persegue i propri obiettivi, è ci accosti l'Ucraina. È una tecnica comunicativa conosciuta (dei russi ad esempio), per perseguire obiettivi di guerra ibrida. Tanto che questo weekend ci ho organizzato un convegno internazionale, pensa un po'. Vuoi partecipare? (Come dimostrazione lampante, ovviamente)
Martin: Potiomkin Potiomkin, se il tuo convegno parte dallo stesso presupposto del tuo commento, allora sì: parte già male. Perché il problema non è “entrare nel merito”, ma farlo a senso unico, come fai tu. Dai per scontato che ogni lettura critica sia “tendenziosa” o addirittura “guerra ibrida”, mentre ignori completamente gli squilibri evidenti che altri hanno già fatto notare. Se davvero vuoi discutere seriamente, devi accettare che esistono analisi diverse dalla tua e che non tutto ciò che non coincide con la tua linea è propaganda. Un confronto è utile solo quando non parte con l’idea che uno parla in buona fede e l’altro no. Se il convegno segue questa impostazione, più che un dibattito sembra una conferma delle tue stesse tesi. E questo, permettimi, non è un gran punto di partenza.
Pastafariano: Gli Ukrainomani europei vorrebbero consegnare la difesa del continente nelle mani di Kiev... se solo riusciranno a fare rientrare i 12 milioni di renitenti alla leva fuggiti dal paese perchè non sono scemi 😇
È una tecnica comunicativa conosciuta (dei russi ad esempio), per perseguire obiettivi di guerra ibrida.
Tanto che questo weekend ci ho organizzato un convegno internazionale, pensa un po'.
Vuoi partecipare? (Come dimostrazione lampante, ovviamente)
Un confronto è utile solo quando non parte con l’idea che uno parla in buona fede e l’altro no. Se il convegno segue questa impostazione, più che un dibattito sembra una conferma delle tue stesse tesi. E questo, permettimi, non è un gran punto di partenza.