Chiacchiera
ieri alle ore 07:58 - 3.425 visualizzazioni
E' già giovedì.
Riflessioni di un giornalista che si guarda intorno.
Di Luciano Ragno
“Bene visse colui
che poté morire come volle”.
La tormentata via del fine vita. La legge sulla dignità della persona. La legge che non riesce vedere la luce. Da lunghi sette anni.
E intanto chi soffre e chiede il suicidio assistito continua ad essere affidato a decisioni delle Asl in un groviglio burocratico che si protrae per molti mesi. Solo poche richieste vengono accolte.
Un lampo di luce . E' stata raggiunta un'intesa fra maggioranza e opposizione: dopo due anni torna in Parlamento la discussione sulla legge. Avverrà il 3 giugno al Senato. Ma l'accordo sul testo non c'è.
L'opposizione è unita sulla proposta di Alfredo Bazoli del Pd. Consente l'accesso al trattamento per chi ha una malattia irreversibile, abbia espresso "una volontà attuale, libera e consapevole" e che avvenga "con il supporto e sotto il controllo e del Servizio sanitario nazionale".
Di contro c'è la proposta della maggioranza- firmata da Zullo e Zanettin- che presenta motivazioni diverse a cominciare dal no sul coinvolgimento del Servizio Sanitario. In pratica chi ottiene il suicidio assistito si dovrebbe pagare tutte le spese. Sullo scontro si è inserita Forza Italia che si propone per una mediazione. Staremo a vedere cosa accadrà da qui al 3 giugno.
Sono sette anni da quando la Corte Costituzionale ha invitato il Parlamento ad approvare, con una sentenza rivoluzionaria, una legge con una sentenza, indicando i criteri per accedere al fine vita. Li ricordo: il malato deve essere tenuto in vita da un sostegno vitale, affetto da una patologia irreversibile e afflitto da intollerabili sofferenze fisiche o psicologiche.
"Intollerabili sofferenze": basterebbe solo questo per ottenere il suicidio assistito.
C'è un altro aspetto non certo secondario. Ancora una volta questo Paese si distingue. Non c'è una legge valida per tutti gli italiani. Ma ci sono due Regioni dove il fine vita è garantito , caso per caso, dalle Asl, solo a chi in quella Regione risiede. Sono la Toscana e la Sardegna.
“Bene visse colui che poté morire come volle”, l'ha detto Publilio Siro, drammaturgo romano . Mancava un secolo alla nascita di Cristo. Più di duemila anni dopo siamo ancora qui a convincere la politica che si oppone a chi chiede di non soffrire più.
Riflessioni di un giornalista che si guarda intorno.
Di Luciano Ragno
“Bene visse colui
che poté morire come volle”.
La tormentata via del fine vita. La legge sulla dignità della persona. La legge che non riesce vedere la luce. Da lunghi sette anni.
E intanto chi soffre e chiede il suicidio assistito continua ad essere affidato a decisioni delle Asl in un groviglio burocratico che si protrae per molti mesi. Solo poche richieste vengono accolte.
Un lampo di luce . E' stata raggiunta un'intesa fra maggioranza e opposizione: dopo due anni torna in Parlamento la discussione sulla legge. Avverrà il 3 giugno al Senato. Ma l'accordo sul testo non c'è.
L'opposizione è unita sulla proposta di Alfredo Bazoli del Pd. Consente l'accesso al trattamento per chi ha una malattia irreversibile, abbia espresso "una volontà attuale, libera e consapevole" e che avvenga "con il supporto e sotto il controllo e del Servizio sanitario nazionale".
Di contro c'è la proposta della maggioranza- firmata da Zullo e Zanettin- che presenta motivazioni diverse a cominciare dal no sul coinvolgimento del Servizio Sanitario. In pratica chi ottiene il suicidio assistito si dovrebbe pagare tutte le spese. Sullo scontro si è inserita Forza Italia che si propone per una mediazione. Staremo a vedere cosa accadrà da qui al 3 giugno.
Sono sette anni da quando la Corte Costituzionale ha invitato il Parlamento ad approvare, con una sentenza rivoluzionaria, una legge con una sentenza, indicando i criteri per accedere al fine vita. Li ricordo: il malato deve essere tenuto in vita da un sostegno vitale, affetto da una patologia irreversibile e afflitto da intollerabili sofferenze fisiche o psicologiche.
"Intollerabili sofferenze": basterebbe solo questo per ottenere il suicidio assistito.
C'è un altro aspetto non certo secondario. Ancora una volta questo Paese si distingue. Non c'è una legge valida per tutti gli italiani. Ma ci sono due Regioni dove il fine vita è garantito , caso per caso, dalle Asl, solo a chi in quella Regione risiede. Sono la Toscana e la Sardegna.
“Bene visse colui che poté morire come volle”, l'ha detto Publilio Siro, drammaturgo romano . Mancava un secolo alla nascita di Cristo. Più di duemila anni dopo siamo ancora qui a convincere la politica che si oppone a chi chiede di non soffrire più.
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Epaminonda: La civiltà è lontana
1
ieri alle ore 08:10 · Ti stimo · Rispondi
Monikaos: Altro che 3o mondo ..
ieri alle ore 08:22 · Ti stimo · Rispondi
Palemmo: Buongiorno 👍👏👏
ieri alle ore 13:28 · Ti stimo · Rispondi



