Vaccata
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Plat64livello 12
ieri alle ore 10:43 - 3.081 visualizzazioni
Trovo interessante questa dissertazione post voto!
HA VINTO IL NO.
E una cinquantina di magistrati, champagne in mano, ha cantato Bella Ciao nella sede dell'Associazione Nazionale Magistrati al Tribunale di Napoli. Presente il procuratore generale presso la Corte d'Appello. A Milano, brindisi nell'Aula Magna del Palazzo di Giustizia. Decine di toghe davanti al televisore, come ultras al fischio finale.

NON SERVIVA ALTRO.
La riforma voleva dimostrare che la magistratura italiana è diventata un corpo politico. I magistrati hanno risposto dimostrando di essere un corpo politico. Hanno fondato comitati, battuto i territori, tenuto comizi. Poi hanno festeggiato con l'inno della Resistenza nei luoghi dove dovrebbero amministrare giustizia in nome del popolo italiano. Tutto il popolo. Anche quel 46% che ha votato Sì.
Il paradosso è geometrico. Chi chiedeva terzietà è stato sconfitto da chi ha dimostrato di non essere terzo. Il serpente si è morso la coda. E la coda ha vinto.

Ma non ha vinto da sola. Ha vinto un sistema collaudato in settant'anni di egemonia. La macchina del No si è mossa su tre leve: paura, spostamento del tema e sacralizzazione della Costituzione.

LA PAURA. Il procuratore di Napoli Gratteri ha dichiarato che per il Sì avrebbero votato mafiosi, massoni deviati e imputati. Di Matteo ha rilanciato. Nessuno dei due è stato sottoposto a procedimento disciplinare. Nessuno dei due si è scusato.
Quattordici milioni di elettori equiparati a criminali da chi dovrebbe giudicare senza pregiudizio. In qualsiasi democrazia matura sarebbe uno scandalo istituzionale. In Italia è campagna referendaria.

LO SPOSTAMENTO DEL TEMA. Il referendum non ha mai riguardato la separazione delle carriere. Ha riguardato la Santanchè, Delmastro, il presunto autoritarismo di Meloni. I dati lo confermano: un terzo di chi ha votato No dichiara di averlo fatto per mandare un segnale politico al governo.
Non sapeva nulla degli articoli 104 e 105 della Costituzione. Sapeva che Meloni andava fermata. Gli è bastato.

LA SACRALIZZAZIONE. "Difendere la Costituzione" è diventato lo slogan perfetto. Non richiede studio, non richiede competenza, non richiede nemmeno sapere cosa preveda la riforma. La Costituzione è stata modificata quarantacinque volte in settantotto anni, da maggioranze di ogni colore. Ma "difendere la Costituzione" suona bene. Soprattutto su TikTok, dove il 61% degli under 34 ha votato No con la stessa consapevolezza con cui condivide un reel.

E LE BUGIE. Una valanga. Solo a titolo di esempio: hanno detto agli italiani che il governo faceva scappare i criminali avvisandoli prima dell'arresto. Falso: la norma riguarda solo i casi senza pericolo di fuga. Hanno detto che le intercettazioni erano state limitate a 45 giorni. Falso: erano state triplicate, da 15 a 45 giorni rinnovabili. Hanno trasformato il sorteggio per il CSM in una barzelletta da cabaret. E nessuno li ha smentiti.

E IL CENTRODESTRA? ASSENTE.
Si è svegliato a pochi minuti dal fischio d'inizio. Ha lasciato che Gratteri trasformasse il dibattito in un processo ai votanti del Sì senza colpo ferire. Ha affidato la campagna a figure che regalavano argomenti all'avversario. La capo di gabinetto di Nordio che in televisione invita a votare Sì per "toglierci di mezzo la magistratura". Le intemerate contro i giudici rivolte a chi era già convinto, invece di parlare al ventre molle degli indecisi. Un suicidio comunicativo che Berlusconi, dal suo empireo, avrà osservato con un misto di pietà e di orrore.

Resta un dato che vale più di ogni analisi. Questa sera, nei Palazzi di Giustizia d'Italia, si stappano bottiglie. Chi giudica festeggia una vittoria politica. Chi dovrebbe essere arbitro canta l'inno di una parte. Chi invoca indipendenza si comporta come la corrente di un partito.
La separazione delle carriere non è passata. La separazione tra magistratura e politica non è mai esistita. Almeno adesso lo sanno tutti.
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