Chiacchiera
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È surreale è surreale 


Un mattino (o forse era sera, chi lo sa quando le lancette fondono come gelato al sole), un elefante grigioperla si svegliò con le zampe infilate in stivali di nuvola cotta. Le sue zanne, invece di essere d'avorio, erano diventate due orologi a cucù rovesciati: uno ticchettava all'indietro contando i sogni non fatti, l'altro gorgogliava bolle di minuti scaduti.Decise di passeggiare. Ma il suolo, offeso dall'idea di essere calpestato da qualcuno così pesante e così irreale, si ritrasse come una tovaglia tirata via da un prestigiatore ubriaco. L'elefante cadde verso l'alto. Cadde per ore, o per secondi, attraversando strati di cielo al contrario: prima le stelle che puzzavano di cannella bruciata, poi le comete che trasportavano valigie di ricordi altrui, infine un oceano capovolto dove i pesci volavano a testa in giù e le onde erano fatte di specchi rotti.Atterrò (o decollò?) su una savana di orologi molli. Qui gli altri elefanti lo stavano aspettando: avevano zampe lunghissime, sottili come matite di fumo, e sulla schiena portavano intere città in miniatura, torri pendenti che fumavano sigarette di incenso, cattedrali con le campane che cantavano arie jazz al contrario, mercati dove si vendevano echi di risate dimenticate.Il capo branco, un elefante con orecchie di farfalla notturna, gli porse la proboscide come fosse un calice avvelenato di tè alla luna. «Bevi» disse con voce di velluto strappato, «e diventerai il ricordo di te stesso prima di esistere».L'elefante bevve.
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Un mattino (o forse era sera, chi lo sa quando le lancette fondono come gelato al sole), un elefante grigioperla si svegliò con le zampe infilate in stivali di nuvola cotta. Le sue zanne, invece di essere d'avorio, erano diventate due orologi a cucù rovesciati: uno ticchettava all'indietro contando i sogni non fatti, l'altro gorgogliava bolle di minuti scaduti.Decise di passeggiare. Ma il suolo, offeso dall'idea di essere calpestato da qualcuno così pesante e così irreale, si ritrasse come una tovaglia tirata via da un prestigiatore ubriaco. L'elefante cadde verso l'alto. Cadde per ore, o per secondi, attraversando strati di cielo al contrario: prima le stelle che puzzavano di cannella bruciata, poi le comete che trasportavano valigie di ricordi altrui, infine un oceano capovolto dove i pesci volavano a testa in giù e le onde erano fatte di specchi rotti.Atterrò (o decollò?) su una savana di orologi molli. Qui gli altri elefanti lo stavano aspettando: avevano zampe lunghissime, sottili come matite di fumo, e sulla schiena portavano intere città in miniatura, torri pendenti che fumavano sigarette di incenso, cattedrali con le campane che cantavano arie jazz al contrario, mercati dove si vendevano echi di risate dimenticate.Il capo branco, un elefante con orecchie di farfalla notturna, gli porse la proboscide come fosse un calice avvelenato di tè alla luna. «Bevi» disse con voce di velluto strappato, «e diventerai il ricordo di te stesso prima di esistere».L'elefante bevve.
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isabel:
l'idolo è sbagliato, un senso ce l'ha eccome se ce l'ha
😘
l'idolo è sbagliato, un senso ce l'ha eccome se ce l'ha
😘 3
oggi alle ore 19:51 · Ti stimo · Rispondi
Dr00py: isabel Mademoiselle isabel in effetti ha un suo senso..



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oggi alle ore 19:55 · Ti stimo · Rispondi
Dylan2017: Dr00py bella..fantasia
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oggi alle ore 20:00 · Ti stimo · Rispondi
GiuBazz: Buona serata.
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oggi alle ore 20:09 · Ti stimo · Rispondi
KalimerA: 🤩😎
oggi alle ore 20:19 · Ti stimo · Rispondi
nonnocucaracha: Buona serata
oggi alle ore 20:30 · Ti stimo · Rispondi



