Satira
ieri alle ore 22:11 - 2.688 visualizzazioni
Ieri è morto Umberto Bossi. E come ogni volta che in Italia muore un politico, parte il rito. Il copione lo conosciamo a memoria: il lutto, i "grande statista", i "padre della", i "ha cambiato il Paese".
Tutto vero, tutto falso, tutto irrilevante.
Perché il punto non è se Bossi abbia cambiato il Paese.
Il punto è COME.
Nessuno avrebbe voluto la sua morte. Ci mancherebbe. E il cordoglio umano è sacrosanto: per la sua famiglia, per chi gli ha voluto bene, per la fine di una vita. Questo non si discute.
Ma la beatificazione no. Quella si discute.
Perché quello che sta accadendo in queste ore è il solito, collaudatissimo meccanismo italiano per cui la morte cancella il curriculum. E improvvisamente un uomo che ha costruito la sua intera carriera sull'odio diventa un "sincero democratico", un "grande interprete del malessere popolare", un "visionario del federalismo".
Bene. Allora facciamo un esercizio di memoria. Perché la memoria, in Italia, è sempre il primo diritto che viene revocato.
Umberto Bossi è l'uomo che disse: "Quando vedo il tricolore mi incazzo. Il tricolore lo uso per pulirmi il cu*o". E lo ripeteva. A una donna che aveva esposto la bandiera alla finestra urlò: "Il tricolore lo metta nel cesso, signora".
È l'uomo che alzò il dito medio durante l'Inno di Mameli. Che per vent'anni sostituì l'inno nazionale con il Va' pensiero ai suoi raduni. Che definì le celebrazioni dei 150 anni dell'Unità d'Italia "cose inutili e retoriche".
È l'uomo che chiamò il Presidente della Repubblica "terùn" e per questo fu condannato in via definitiva dalla Cassazione per vilipendio al Capo dello Stato con aggravante di discriminazione razziale.
È l'uomo che costruì un intero movimento politico sul razzismo anti-meridionale. "I meridionali hanno in mano lo Stato", "i partiti sono lo strumento attraverso cui i meridionali gestiscono lo Stato", "aiutiamo il Sud sennò straripano e vengono qui, è un po' come l'Africa", "le case si danno prima ai lombardi e non al primo bingo bongo che arriva".
È l'uomo che sugli immigrati disse: "Marina e Finanza dovranno usare il cannone. O con le buone o con le cattive i clandestini vanno cacciati".
È l'uomo che per decenni minacciò la secessione armata: "Le pallottole costano 300 lire", "si va al voto oppure facciamo la rivoluzione, ci mancano un po' di armi ma le troviamo", "avremo tutti il mitragliatore in mano e sarà un piacere portarmene un po' all'altro mondo".
È l'uomo che dichiarò l'indipendenza della Padania. Che creò le Camicie Verdi, un'organizzazione paramilitare. Il cui comandante raccontò ai magistrati: "Bossi mi telefonò per chiedermi se eravamo pronti a sparare contro i carabinieri. Gli risposi che era matto".
È l'uomo che diceva: "Non conosco la parola gay, io li chiamo culatt*ni". Che sulla bocciatura dell'aggravante per omofobia commentò: "Meno male, tutti sperano di avere figli che stanno dalla parte giusta". Che a una parlamentare urlò da un palco: "Ehi Boniver, bonazza, la Lega è sempre armata, ma di manico!".
È l'uomo il cui tesoriere comprò diamanti e lingotti d'oro con i rimborsi elettorali del partito. Quarantanove milioni di euro. Il cui figlio, dopo tre bocciature al liceo, si laureò in Albania superando 29 esami in un anno senza frequentare una lezione, pagato con fondi pubblici del partito. A cui fu comprata un'Audi da 48mila euro, pagata una scorta privata da 251mila euro, saldata una rinoplastica per l'altro figlio. Tutto con i soldi della Lega. Che erano soldi nostri.
Questo è il curriculum.
Ma in Italia funziona così. Si muore e si rinasce santi. Il curriculum diventa agiografia. Le condanne diventano aneddoti. E chi prova a ricordare i fatti viene accusato di cattivo gusto, di sciacallaggio, di mancanza di rispetto.
Ma il cattivo gusto non è ricordare: il cattivo gusto è dimenticare.
Dimenticare è il vero insulto. Non a Bossi. Ai milioni di persone che Bossi ha offeso, minacciato, disumanizzato per trent'anni da ogni palco d'Italia.
Riposi in pace Umberto Bossi. Il cordoglio alla sua famiglia è sincero.
Ma la verità non si seppellisce con i morti. La verità resta. E va detta.
Soprattutto quando tutti fanno finta di non ricordare.
Tutto vero, tutto falso, tutto irrilevante.
Perché il punto non è se Bossi abbia cambiato il Paese.
Il punto è COME.
Nessuno avrebbe voluto la sua morte. Ci mancherebbe. E il cordoglio umano è sacrosanto: per la sua famiglia, per chi gli ha voluto bene, per la fine di una vita. Questo non si discute.
Ma la beatificazione no. Quella si discute.
Perché quello che sta accadendo in queste ore è il solito, collaudatissimo meccanismo italiano per cui la morte cancella il curriculum. E improvvisamente un uomo che ha costruito la sua intera carriera sull'odio diventa un "sincero democratico", un "grande interprete del malessere popolare", un "visionario del federalismo".
Bene. Allora facciamo un esercizio di memoria. Perché la memoria, in Italia, è sempre il primo diritto che viene revocato.
Umberto Bossi è l'uomo che disse: "Quando vedo il tricolore mi incazzo. Il tricolore lo uso per pulirmi il cu*o". E lo ripeteva. A una donna che aveva esposto la bandiera alla finestra urlò: "Il tricolore lo metta nel cesso, signora".
È l'uomo che alzò il dito medio durante l'Inno di Mameli. Che per vent'anni sostituì l'inno nazionale con il Va' pensiero ai suoi raduni. Che definì le celebrazioni dei 150 anni dell'Unità d'Italia "cose inutili e retoriche".
È l'uomo che chiamò il Presidente della Repubblica "terùn" e per questo fu condannato in via definitiva dalla Cassazione per vilipendio al Capo dello Stato con aggravante di discriminazione razziale.
È l'uomo che costruì un intero movimento politico sul razzismo anti-meridionale. "I meridionali hanno in mano lo Stato", "i partiti sono lo strumento attraverso cui i meridionali gestiscono lo Stato", "aiutiamo il Sud sennò straripano e vengono qui, è un po' come l'Africa", "le case si danno prima ai lombardi e non al primo bingo bongo che arriva".
È l'uomo che sugli immigrati disse: "Marina e Finanza dovranno usare il cannone. O con le buone o con le cattive i clandestini vanno cacciati".
È l'uomo che per decenni minacciò la secessione armata: "Le pallottole costano 300 lire", "si va al voto oppure facciamo la rivoluzione, ci mancano un po' di armi ma le troviamo", "avremo tutti il mitragliatore in mano e sarà un piacere portarmene un po' all'altro mondo".
È l'uomo che dichiarò l'indipendenza della Padania. Che creò le Camicie Verdi, un'organizzazione paramilitare. Il cui comandante raccontò ai magistrati: "Bossi mi telefonò per chiedermi se eravamo pronti a sparare contro i carabinieri. Gli risposi che era matto".
È l'uomo che diceva: "Non conosco la parola gay, io li chiamo culatt*ni". Che sulla bocciatura dell'aggravante per omofobia commentò: "Meno male, tutti sperano di avere figli che stanno dalla parte giusta". Che a una parlamentare urlò da un palco: "Ehi Boniver, bonazza, la Lega è sempre armata, ma di manico!".
È l'uomo il cui tesoriere comprò diamanti e lingotti d'oro con i rimborsi elettorali del partito. Quarantanove milioni di euro. Il cui figlio, dopo tre bocciature al liceo, si laureò in Albania superando 29 esami in un anno senza frequentare una lezione, pagato con fondi pubblici del partito. A cui fu comprata un'Audi da 48mila euro, pagata una scorta privata da 251mila euro, saldata una rinoplastica per l'altro figlio. Tutto con i soldi della Lega. Che erano soldi nostri.
Questo è il curriculum.
Ma in Italia funziona così. Si muore e si rinasce santi. Il curriculum diventa agiografia. Le condanne diventano aneddoti. E chi prova a ricordare i fatti viene accusato di cattivo gusto, di sciacallaggio, di mancanza di rispetto.
Ma il cattivo gusto non è ricordare: il cattivo gusto è dimenticare.
Dimenticare è il vero insulto. Non a Bossi. Ai milioni di persone che Bossi ha offeso, minacciato, disumanizzato per trent'anni da ogni palco d'Italia.
Riposi in pace Umberto Bossi. Il cordoglio alla sua famiglia è sincero.
Ma la verità non si seppellisce con i morti. La verità resta. E va detta.
Soprattutto quando tutti fanno finta di non ricordare.
Leggi tutto...

Mosayco:
1
ieri alle ore 22:20 · Ti stimo · Rispondi
Miagolylove: E ALLORA? IN UN VIDEO UN SINISTRO PULIVA I VETRI COL TRICOLORE!
2
ieri alle ore 22:20 · Ti stimo · Rispondi
Barbyturiko: ...e qui c'è chi si batte il petto, che fa il contrito, tanto per restare in tema, la memoria solita da pesce rosso, il...e morto...e quindi? Tutti redenti tutti santi, che tristezza...
2
ieri alle ore 22:20 · Ti stimo · Rispondi
Spanki: Sto neanche a leggere, se n'è andato come tanti altri, nel bene e nel male, senza traccia. Fine
4
ieri alle ore 22:24 · Ti stimo · Rispondi
okkaz20: Bossi per quanto fosse un.pezzo di mer...da era sempre meglio del mangiasagre giravolta ed portasfiga
ieri alle ore 22:38 · Ti stimo · Rispondi
okkaz20: O meno peggio è meglio
ieri alle ore 22:39 · Ti stimo · Rispondi
Sogniebisogni: Ho letto tutto il post e sono d'accordo al , 💯 x 💯💪💪. Mi dispiace ammetterlo ma non è stato un bel personaggio, ha fomentato migliaia di italiani del nord, perlopiù ignoranti, a seguirlo in una sorta di crociata senza senso. È anche colpa sua se i "terroni" sono, o erano, discriminati al nord. Adesso il problema del nord sono i maranza che sono venuti a comandare a casa nostra, allora un seguace degli Bossi perché non fonda il partito antimaranza? Perché loro fanno più paura dei "terroni" che vanno al nord per lavorare e costruirsi un futuro
Leggi tutto...
ieri alle ore 23:00 · Ti stimo · Rispondi
ColosseoQuadrato:

ieri alle ore 23:14 · Ti stimo · Rispondi
Soldato: Finalmente uno che dice pane al pane. Meno un altro che campava sulle nostre spalle.
oggi alle ore 03:05 · Ti stimo · Rispondi



