Thaimax: Chi mi conosce sa che non parlo mai di calcio. Non mi interessa più da anni, quello che il calcio è diventato.
Stavolta però faccio un’eccezione, perché quello che è successo non riguarda il calcio. Riguarda l’educazione.
Il calcio, in sé, è irrilevante rispetto a ciò che davvero conta. Le partite passano, i risultati cambiano, le classifiche si aggiornano e il giorno dopo nessuno ricorda più nulla. Quello che resta sono i modelli. I gesti. I messaggi impliciti che milioni di ragazzi assorbono senza che nessuno glieli spieghi.
Alessandro Bastoni ha simulato una caduta per un fallo che non c’era. L’arbitro ha creduto a quella simulazione ed ha espulso Kalulu. Di fatto un "errore" gravissimo, indotto dal comportamento scorretto di Bastoni.
Ma la parte più grave non è questa. La parte più grave è ciò che è successo dopo. Le telecamere hanno inquadrato Bastoni mentre esultava. Non mentre si rialzava. Non mentre protestava.
Esultava.
Con la stessa espressione, la stessa rabbia, la stessa rivendicazione di chi ha appena segnato un gol decisivo. Come se ingannare fosse un merito. Come se falsare la realtà fosse un’impresa. Come se la vittoria dell’inganno fosse indistinguibile dalla vittoria del talento e del sacrificio.
Questa immagine, questa, esattamente questa, è il problema.
Perché non è solo un fotogramma. È un messaggio. È la rappresentazione plastica di un principio devastante: non importa come vinci, importa solo vincere. E se per vincere devi mentire, simula. Se devi ingannare, inganna. Se devi far espellere un altro con una scorrettezza, fallo.
E poi esulta.
Chi indossa una maglia non è solo un atleta. È un riferimento. Rappresenta un’idea. Rappresenta qualcosa che va oltre se stesso.
Milioni di ragazzi guarderanno questa scena. La rivedranno sui social. La ritroveranno nei videogiochi. La imiteranno nei campetti. Non perché sono cattivi. Ma perché stanno imparando. E stanno imparando che l’inganno non solo è tollerato, ma è celebrato.
Arriveranno le giustificazioni. L’adrenalina. La tensione. Il momento. Sciocchezze. La pressione non crea il gesto. Lo rivela. I valori non servono quando rispettarli è facile. Servono quando infrangerli converrebbe.
È lì che si misura una persona. È lì che si misura un uomo.
Onestamente, spero di non vederlo mai più indossare la maglia della nazionale. Personlmente ritengo debba essere radiato dal calcio.
Non per punizione. Per coerenza. La maglia azzurra dovrebbe rappresentare il meglio. Dovrebbe essere data al più degno, non al più efficace nell’inganno.
Il punto non è distruggere una carriera. Il punto è difendere un confine. Perché nel momento in cui l’inganno diventa spettacolo, e lo spettacolo diventa normalità, smette di educare e inizia a diseducare.
Lo sport, quello vero, non serve a creare vincitori. Serve a creare persone che meritano di vincere. - Alessandro Greco https://t.me/controbreaknews
Fourgiampindepadell: Thaimax il discorso non fa una piega, ma fino a che insegnano queste cose nelle scuole calcio ai bambini di 7 anni non se ne verrà mai fuori! 😉
Cepostaperte: Thaimax e io che pensavo che avessi la testa solo per dividere la testa o consumare shampoo...🤦♂️🤣... Se continui così mi fai ricredere👌🏼💁♂️ A meno che non sia ubriaco, drogato o qualcuno abbia rubato il tuo cell...🤔🤔🤔 Cmq...una noce nel sacco non fa rumore, una rondine non fa primavera... non tornare nell'oscurità, non deludermi😁👌🏼
Stavolta però faccio un’eccezione, perché quello che è successo non riguarda il calcio. Riguarda l’educazione.
Il calcio, in sé, è irrilevante rispetto a ciò che davvero conta. Le partite passano, i risultati cambiano, le classifiche si aggiornano e il giorno dopo nessuno ricorda più nulla. Quello che resta sono i modelli. I gesti. I messaggi impliciti che milioni di ragazzi assorbono senza che nessuno glieli spieghi.
Alessandro Bastoni ha simulato una caduta per un fallo che non c’era. L’arbitro ha creduto a quella simulazione ed ha espulso Kalulu. Di fatto un "errore" gravissimo, indotto dal comportamento scorretto di Bastoni.
Ma la parte più grave non è questa. La parte più grave è ciò che è successo dopo. Le telecamere hanno inquadrato Bastoni mentre esultava. Non mentre si rialzava. Non mentre protestava.
Esultava.
Con la stessa espressione, la stessa rabbia, la stessa rivendicazione di chi ha appena segnato un gol decisivo. Come se ingannare fosse un merito. Come se falsare la realtà fosse un’impresa. Come se la vittoria dell’inganno fosse indistinguibile dalla vittoria del talento e del sacrificio.
Questa immagine, questa, esattamente questa, è il problema.
Perché non è solo un fotogramma. È un messaggio. È la rappresentazione plastica di un principio devastante: non importa come vinci, importa solo vincere. E se per vincere devi mentire, simula. Se devi ingannare, inganna. Se devi far espellere un altro con una scorrettezza, fallo.
E poi esulta.
Chi indossa una maglia non è solo un atleta. È un riferimento. Rappresenta un’idea. Rappresenta qualcosa che va oltre se stesso.
Milioni di ragazzi guarderanno questa scena. La rivedranno sui social. La ritroveranno nei videogiochi. La imiteranno nei campetti. Non perché sono cattivi. Ma perché stanno imparando. E stanno imparando che l’inganno non solo è tollerato, ma è celebrato.
Arriveranno le giustificazioni. L’adrenalina. La tensione. Il momento. Sciocchezze. La pressione non crea il gesto. Lo rivela. I valori non servono quando rispettarli è facile. Servono quando infrangerli converrebbe.
È lì che si misura una persona. È lì che si misura un uomo.
Onestamente, spero di non vederlo mai più indossare la maglia della nazionale. Personlmente ritengo debba essere radiato dal calcio.
Non per punizione. Per coerenza. La maglia azzurra dovrebbe rappresentare il meglio. Dovrebbe essere data al più degno, non al più efficace nell’inganno.
Il punto non è distruggere una carriera. Il punto è difendere un confine. Perché nel momento in cui l’inganno diventa spettacolo, e lo spettacolo diventa normalità, smette di educare e inizia a diseducare.
Lo sport, quello vero, non serve a creare vincitori.
Serve a creare persone che meritano di vincere.
- Alessandro Greco
https://t.me/controbreaknews
Se continui così mi fai ricredere👌🏼💁♂️
A meno che non sia ubriaco, drogato o qualcuno abbia rubato il tuo cell...🤔🤔🤔
Cmq...una noce nel sacco non fa rumore, una rondine non fa primavera... non tornare nell'oscurità, non deludermi😁👌🏼