Satira
Avatar carlettone
carlettonelivello 14
oggi alle ore 08:45 - 3.049 visualizzazioni
C'è stato un momento, ieri a Davos, in cui ci siamo chiesti se il traduttore simultaneo stesse avendo un ictus o se semplicemente Donald Trump avesse deciso di fare geopolitica come si fa a Risiko dopo mezzanotte.

Perché nel giro di poco siamo passati dalla Groenlandia descritta come un frigorifero Ikea senza istruzioni, all'Islanda accusata implicitamente di aver fatto crollare Wall Street. L'Islanda. Trecentomila abitanti, meno di un grattacielo di New York, più geyser che hedge fund. Ma Wall Street trema. Evidentemente Reykjavik è il vero centro del capitalismo mondiale e non ce l'avevano mai detto.

Nel frattempo la Danimarca, alleato NATO, viene avvisata con eleganza diplomatica: potete dire sì, potete dire no, ma se dite no ce lo ricordiamo. Che non è una minaccia, è solo una vendetta annunciata con anticipo. Stile ex fidanzato ferito su whatsapp.

Poi arriva il momento genealogico. Cento per cento scozzese. Cento per cento tedesco. Totale duecento per cento. Un DNA così potente che probabilmente può alimentare da solo la NATO, visto che secondo lui gli Stati Uniti la pagano interamente. Tutta. Il cento per cento. Gli altri partecipano per bellezza. (Spoiler: gli USA pagano solo il 16%).

Capitolo storia: gli Stati Uniti avrebbero posseduto la Groenlandia dopo la Seconda guerra mondiale e l'avrebbero
restituita. Falso. Mai posseduta. Mai restituita. Ma raccontata con tale convinzione che per un attimo ti chiedi se la Danimarca se la sia dimenticata in garage.

Energia. La Cina non ha pale eoliche. Le vende agli stupidi. Questo mentre è il primo produttore mondiale di energia eolica da anni. Ma evidentemente le pale cinesi sono come i ninja: esistono solo se credi davvero.

Venezuela. Tutte le grandi compagnie petrolifere stanno arrivando. Tutte. Peccato che pochi giorni prima i CEO dicessero l'esatto opposto, chiarendo che al momento non ci sono le condizioni né le garanzie per investire (della serie ci siamo rimasti scottati giàuna volta non abbiamo intenzione di ribruciarci). Ma magari non lo sanno ancora. Forse scopriranno di essere in Venezuela leggendo il verbale del WEF.

Inflazione. Praticamente inesistente, dice lui. I dati ufficiali dicono il contrario. La spesa delle famiglie americane aumena di 1600 dollari al mese, ma si sa, cosa vuoi che sua, alla fine i dati sono notoriamente pessimisti, mentre le sensazioni sono molto più ottimiste.

Poi la Federal Reserve. Il suo presidente diventa “Jerome troppo tardi Powell”, con contorno di “stupido”, servito in diretta mondiale. Lo stesso che lo aveva sputtanato in diretta mondiale quando corresse i dati sui costi della ristrutturazione dell'edifico della FED .Un intervento pensato per rassicurare i mercati, ottenendo invece l'effetto di un gatto lanciato su una tastiera Bloomberg.

E qui arriva un'altra chicca, passata quasi liscia: Trump ha affermato che gli Stati Uniti sono oggi “l'economia più forte della storia, più forte che in qualsiasi altro momento”. Peccato che il debito pubblico americano sia ai massimi storici, i tassi restino elevati e la crescita sia inferiore a diversi cicli precedenti. Ma nella storia alternativa, quella raccontata oggi, tutto va meglio di sempre. Sempre.

Non potevano mancare i dazi alla Svizzera, spiegati con una storia che coinvolge “una donna” non meglio identificata che lo avrebbe accarezzato nel modo sbagliato. Nuova dottrina economica: se mi tocchi male, ti tasso.

Nomi di paesi storpiati, alleati trattati come coinquilini molesti, numeri inventati con entusiasmo creativo. Un flusso continuo, senza pause, senza freni, senza fact checker con accesso al palco.

Possibile che nessuno negli interventi successivi non abbia semplicemente messo a nudo le sue menzogne?

Una volta ci preoccupavamo di Biden che salutava fantasmi.

Qui invece i fantasmi parlano, fanno politica estera, negoziano trattati e vogliono comprare isole.

Se questo era Davos, aspettiamo con ansia il prossimo vertice.

Magari annuncia l'acquisto della Luna.

Tanto, a questo punto, basta dire che era già nostra e che ce la siamo ripresa.

Alla fine davanti a tutto questo surreale delirio, ci sentiamo tutti come quel bambino del film di Paolo Villaggio quando chiude il tema con un indimenticabile: io, speriamo che me la cavo.
Leggi tutto...
Vaccata