Chiacchiera
ieri alle ore 18:33 - 3.100 visualizzazioni
C'è una domanda che dovremmo avere il coraggio di farci, senza rabbia ma con onestà: perché c'è ancora chi idolatra Berlusconi, pur conoscendone le malefatte?
La risposta non è “ignoranza”.
È qualcosa di più profondo, si tratta di "Dissonanza Cognitiva"
La dissonanza cognitiva è quel meccanismo mentale che scatta quando i fatti sono evidenti, ma accettarli significherebbe ammettere di essersi sbagliati.
E allora si giustifica, si minimizza, si assolve.
Non per convinzione politica, ma per autodifesa psicologica.
Chi ha amato Berlusconi, nella maggior parte dei casi, non lo ha fatto per la politica.
Lo ha fatto perché in lui vedeva una promessa di riscatto, una rivincita sociale, l'illusione che il successo individuale potesse diventare salvezza collettiva.
Ma quella non è stata una rinascita.
È stata la fine della vera politica italiana.
Con Berlusconi la politica ha smesso di essere pensiero, visione, responsabilità verso il bene comune.
È diventata spettacolo, tifo, personalizzazione del potere.
Da quel momento in poi non si è più discusso di idee, ma di uomini da adorare o odiare.
Difenderlo oggi non significa difendere una visione del Paese.
Significa difendere un'immagine, perché fare i conti con la realtà farebbe troppo male.
E senza superare questa dissonanza, senza questa presa di coscienza, non si potrà mai tornare a fare politica nel senso più alto del termine.
La risposta non è “ignoranza”.
È qualcosa di più profondo, si tratta di "Dissonanza Cognitiva"
La dissonanza cognitiva è quel meccanismo mentale che scatta quando i fatti sono evidenti, ma accettarli significherebbe ammettere di essersi sbagliati.
E allora si giustifica, si minimizza, si assolve.
Non per convinzione politica, ma per autodifesa psicologica.
Chi ha amato Berlusconi, nella maggior parte dei casi, non lo ha fatto per la politica.
Lo ha fatto perché in lui vedeva una promessa di riscatto, una rivincita sociale, l'illusione che il successo individuale potesse diventare salvezza collettiva.
Ma quella non è stata una rinascita.
È stata la fine della vera politica italiana.
Con Berlusconi la politica ha smesso di essere pensiero, visione, responsabilità verso il bene comune.
È diventata spettacolo, tifo, personalizzazione del potere.
Da quel momento in poi non si è più discusso di idee, ma di uomini da adorare o odiare.
Difenderlo oggi non significa difendere una visione del Paese.
Significa difendere un'immagine, perché fare i conti con la realtà farebbe troppo male.
E senza superare questa dissonanza, senza questa presa di coscienza, non si potrà mai tornare a fare politica nel senso più alto del termine.
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Aggiungo: pover'annoi e i nostri figli.
Ma non lo odio, non mi piace quello che ha fatto e come lo ha fatto.