Chiacchiera
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ieri alle ore 14:17 - 3.423 visualizzazioni
E' già venerdì.
Riflessioni di un giornalista che si guarda intorno.
Di Luciano Ragno

No è NO.

Stupro, c'era l' accordo. Addirittura confermato da una stretta di mano fra Giorgia Meloni e Elly Schlein: c'è il rapporto solo con ”il consenso libero e attuale”. Se lei ha detto no, deve essere no. E lui deve arrendersi.
Ma ieri è spuntato un aggettivo: “riconoscibile”. Non imprevisto perché la Lega aveva già avanzato riserve.
Il consenso deve essere “riconoscibile”. Come dire: lei dove averlo espresso in modo chiaro così che lui l'abbia potuto comprendere bene. Non basta il NO. E poi dare uno sguardo al passato della storia fra lei e lui.
Faccio il giornalista e cerco spiegazioni. E ne trovo una chiara in una bellissima intervista che Viola Giannoli , giornalista de “La Repubblica”, ha fatto a Elisa Ercoli, presidente di “Differenza Donna”.
«Mi sembra un passo indietro- dice Elisa Ercoli- rispetto all' attuale giurisprudenza e alla Convenzione di Istanbul. Il consenso è consenso e basta. Come un “no” è un “no”. E un “sì” è un “sì”. Non servono aggettivi”.
“Introducendo quel termine – aggiunge Elisa Ercoli - temo che si ricada di nuovo sulla parte offesa la responsabilità di aver espresso in modo riconoscibile il proprio consenso e di doverlo provare. Noi che lavoriamo con le donne vittime di violenza sappiamo benissimo che ci sono situazioni coniugali o extraconiugali in cui il non consenso viene espresso implicitamente o silenziosamente e in cui il contesto di una relazione sussistente o pregressa non impedisce affatto lo stupro. Non solo: ci preoccupano anche le situazioni, estremamente frequenti, in cui le donne si paralizzano. Quel terrore immobile esprime un non consenso chiarissimo eppure spesso non riconosciuto».
Vediamo che dirà il Parlamento a febbraio. Certo è che quando si parla di sessualità in questo Paese c'è sempre chi frena. E talvolta non si riparte.
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