Chiacchiera
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17 Luglio 2023 - 3.819 visualizzazioni
RIVA: "ERO INCAZZATO NERO CON LA VITA, DALL'ALBERGO SCAMBIAI LE LUCI DI SARROCH CON L'AFRICA".
Quando nel luglio del 1963 Luigi Riva si imbarca sull'aereo che lo porta dall'Aeroporto di Malpensa a quello di Cagliari il primo pensiero è quello di scendere di corsa e scappare via. Un viaggio passato alla storia perché dall'alto vide un'isola in mezzo. “Cos'è quella?”, “La Sardegna”. Smorfia schifata: “Non vorrei mai vivere in un posto del genere”. Non voleva metterci piede: Solo la sorella Fausta lo convinse ad accettare la richiesta del Cagliari e dall'albergo scambiò le luci della Saras con l'Africa, prendendosi un calcio nel sedere dall'allenatore del Legnano Lupi che l'accompagnava. Riva in quel caldissimo pomeriggio d'estate non sapeva che, quel giorno, sarebbe stato solo il primo degli oltre ventimila passati nel corso della sua vita in Sardegna. Per la precisione 21.914 ad oggi. 60 anni: praticamente un'intera vita sarda.
L' infanzia dura, difficile, tre anni in collegio, lontano dagli affetti più cari “Ci davano da mangiare roba schifosa, e mi avevano privato della libertà”; e il rimpianto per la perdita dei genitori, ferite, che il tempo può lenire ma guarire mai. Papà Ugo muore sul lavoro quando Gigi ha
solo 9 anni e mamma Edis, con l'aiuto decisivo della sorella maggiore Fausta, lo cresce tra mille difficoltà sociali ed economiche. Il piccolo Riva vive tra casa e collegio finché a fine anni ‘50 non scopre la passione per il calcio, è l'evento che gli cambierà la vita. Una storia fatta di gol iniziata negli anni '50 nei tornei notturni estivi in riva al lago. Gigi spopolava in una squadretta chiamata “Piccolo Brasile”.il giovanissimo "Ul furzelina” (la forchetta), come era soprannominato da ragazzino, era magro come un chiodo, ma era veloce e aveva un bel tiro sinistro. Segnava e sognava, tifava per i campioni dell'Inter, scriveva ai suoi idoli, senza ricevere il piacere di una risposta. “Per questo io non ho mai detto no ad un ragazzino che mi chiedeva un autografo”. Laveno e Legnano le prime squadre vere. “Sono arrivato in Sardegna massacrato dalla vita, incazzato, chiuso e anche cattivo – ha rivelato Riva il giorno del suo compleanno – quando mi toccavano reagivo. Ero senza famiglia e ne ho trovate tante: quella del pescatore che m'invitava a cena, quella dell'edicolante, del macellaio, del pastore, quella della squadra e della città”.
Stagione 1963-1964 arriva subito la prima storica promozione in Serie A, il contributo di “Gigi” è di 28 partite e 8 reti. Poi la scalata ai quartieri alti del massimo campionato italiano, le partecipazioni alla Mitropa Cup e alla Coppa delle Fiere, la Coppa Italia svanita di un soffio nel 1969, i tre titoli di capocannoniere della Serie A.
Il 12 aprile del 1970 l'apoteosi, lo storico scudetto con la formazione che è ormai una cantilena in Sardegna: Albertosi, Martiradonna, Zignoli, Cera, Niccolai, Tomasini, Domenghini, Nenè, Gori, Greatti, “Giggirriva”. Perché Gigi era già diventato Giggirriva, l'attaccante più temuto; la prima pietra sulla quale venne edificata la squadra dello scudetto. Anni felici, di carovane dei tifosi provenienti da tutta la Sardegna, pranzi a base di malloreddus e porceddu innaffiati con Cannonau consumati allo stadio. E gol, tanti gol. Alcuni meravigliosi, altri storici, altri ancora più “normali”. In cima alla lista la famosa rovesciata di Vicenza, un gesto tecnico e acrobatico da lasciare a bocca aperta.
Le nuove generazioni, che pure non hanno avuto il piacere di vederlo giocare, continuano ad amarlo attraverso il racconto dei nonni e dei padri. La Sardegna, ha un mito, una leggenda vivente Gigi Riva da Leggiuno. Nato il 7 novembre 1944, segno zodiacale Scorpione. Segni particolari: uno così non si era mai visto e forse.. non si vedrà mai più.
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Grazie a Sergio-Redblue.
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Vaccata