Chiacchiera
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4 Ottobre - 3.104 visualizzazioni
La storia di Eric Tritol

La prima cosa che Eric Tritol notò quella mattina fu il silenzio.
Non era il silenzio normale delle prime ore del giorno. Non era quello che precedeva il rumore dei treni, dei motori o delle persone che uscivano di casa.
Era un silenzio assoluto.
Eric aprì gli occhi.
Il soffitto della sua abitazione era illuminato da una luce bianca e uniforme. Nessuna finestra mostrava l'esterno. Nella Città Alta le finestre erano considerate uno spreco energetico: lasciavano entrare calore, freddo, luce naturale e, soprattutto, permettevano di guardare fuori senza autorizzazione.
Per qualche secondo Eric rimase immobile.
Poi il pannello sopra il letto si accese.
06:30
CITTADINO ERIC TRITOL
LIVELLO DI PRODUTTIVITÀ: 87%
STATO EMOTIVO: STABILE
Eric aggrottò la fronte.
Non ricordava di aver autorizzato l'analisi del suo stato emotivo.
Poi comparve il messaggio quotidiano.
BUONGIORNO, ERIC.
OGGI È UN ALTRO GIORNO DI ORDINE, SICUREZZA E PROSPERITÀ.
RICORDA: IL TUO CONTRIBUTO È IL FUTURO DELLA CITTÀ.
Eric si alzò.
Aveva trentacinque anni.
Viveva da solo.
Lavorava presso l'Ufficio Centrale delle Risorse.
Aveva un appartamento di quarantadue metri quadrati al livello 184.
Aveva un Credito Civico di 712.
Non era un punteggio particolarmente alto.
Ma era sufficiente.
Sufficiente per abitare lì.
Sufficiente per mangiare.
Sufficiente per utilizzare la metropolitana.
Sufficiente per non avere problemi.
Eric aveva imparato molto presto che nella Città Verticale la parola più importante non era libertà.
Era sufficiente.
Si vestì.
La porta si aprì soltanto dopo aver scansionato il suo volto.
Nel corridoio, altri cittadini stavano uscendo dalle loro abitazioni.
Nessuno parlava.
Non perché fosse vietato.
Perché non era necessario.
Il sistema aveva già organizzato tutto.
Le persone conoscevano il proprio percorso.
Il proprio lavoro.
Il proprio orario.
Il proprio consumo giornaliero.
Persino le persone con cui era consigliabile parlare.
Eric entrò nell'ascensore.
Sul display comparve una pubblicità.
Un bambino sorrideva.
Dietro di lui, una città perfetta.
Sotto l'immagine apparve una frase:

LA SICUREZZA NASCE DALL'UNITÀ.

Poi il sorriso del bambino scomparve.
Comparve una seconda immagine.
Un quartiere buio.
Strade sporche.
Volti anonimi.

DISTRETTO EST
Sotto:
LORO NON SONO COME NOI.

Eric abbassò gli occhi.
Aveva visto quelle immagini migliaia di volte.
Da bambino gli avevano insegnato a chiamarli gli Esterni.
Gli avevano spiegato che erano responsabili della scarsità.
Che consumavano più risorse di quante ne producessero.
Che approfittavano del sistema.
Che rubavano il lavoro ai cittadini della Città Alta.
Gli avevano insegnato che ogni volta che il suo stipendio diminuiva, c'era un Esterno dietro.
Quando il prezzo del pane aumentava, erano stati gli Esterni.
Quando le abitazioni diventavano più piccole, erano stati gli Esterni.
Quando il Governo introduceva nuove restrizioni, erano stati gli Esterni.
Eric non aveva mai incontrato un Esterno.
Eppure li odiava.
Era la cosa più naturale del mondo.
Almeno così gli avevano insegnato.........
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Vaccata