Chiacchiera
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FantoniManuellivello 3
ieri alle ore 20:29 - 2.594 visualizzazioni
La sera, ogni tanto, mi siedo fuori, nel giardino di casa dove abito, e sento in lontananza i bambini giocare.
Non sempre, però stasera mi è venuto in mente quando ero bambino io. Questa infanzia, questa adolescenza che mi sono passate davanti troppo velocemente, tanto che oggi mi sono rimasti solo i ricordi.
Ricordo che, quando finivamo di giocare d'estate, c'erano tante rondini che adesso non vedo più.
I bambini rientravano nelle loro case. Venivano le loro madri, i loro padri a prenderli e a portarli a casa.
Io, invece, rientravo in un vagone dismesso della stazione di Lecce, perché quella era la mia casa.
Mia madre, però, è stata sempre una grande donna. Perché, nonostante tutto, riusciva ad allestire ogni cosa come una vera casetta.
Illuminavamo la stanza con le candele, accendevamo il fuoco e la mamma accendeva la braciera. Cercava di tenermi il meglio possibile, nonostante vivessimo in quel vagone d'acciaio.
Poi, una cosa che ricordo con grande tristezza era il Natale.
Noi lo passavamo sempre là dentro, in quello che io, da bambino, chiamavo il "wagon-casa". Avevo otto, nove anni.
E mi ricordo che il giorno dopo la mamma mi metteva i vestiti più belli che avevo, non erano nuovi, ma erano quelli che avevo di più nuovo, e io andavo nello spiazzale dove giocavano tutti i bambini.
E loro avevano le biciclette nuove, avevano i monopattini dell'epoca, avevano i cavallucci di plastica grandi.
Io non avevo nulla.
Mia madre mi regalava una spada di Zorro con la mascherina di carta.
Poi sono cresciuto e, crescendo, non ho mai desiderato le cose degli altri. Questo è stato un altro grande insegnamento di mia madre.
Però volevo avere qualcosa di più. E, con il tempo, sono arrivato ad avere magari qualcosa in più.
Ma mi sento fiero perché non ho mai desiderato ciò che apparteneva agli altri.
Non so perché questo pensiero lo sto portando sui social. Forse sarò deriso, forse qualcuno mi prenderà in giro.
Però, quando mi vengono certe cose dentro, io le devo dire.
E a mia madre voglio lasciare questo messaggio:
"Mamma, dove abbiamo pianto, adesso rido. E dove abbiamo perso, adesso vinco."

Dal Web...FRANCESCONE
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Vaccata