Vaccata
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FantoniManuellivello 3
ieri alle ore 10:06 - 3.157 visualizzazioni
Le ultime luci del tramonto avvolgevano Roma in un abbraccio color rame. Dalla terrazza dello Zodiaco la città sembrava un mare infinito di tetti, cupole e monumenti che emergevano come isole nella luce dorata. San Pietro dominava l'orizzonte, mentre il traffico, laggiù, era ormai solo un rumore lontano, quasi il respiro della Capitale.
I camerieri passavano tra i tavoli con i vassoi colmi di calici. Il tintinnio del ghiaccio nei bicchieri si mescolava alle risate degli altri clienti.
A un tavolino appartato, con la vista più bella di tutta Roma, sedevano Domenico e Claudio.
Due amici
Di quelli che non hanno bisogno di sentirsi ogni giorno per sapere che, se uno cade, l'altro arriverà sempre a rialzarlo.
Domenico era l'immagine della serenità conquistata. Elegante senza ostentazione, sicuro di sé, un uomo che la vita aveva premiato dopo anni di sacrifici. Un lavoro importante, una carriera costruita passo dopo passo, la capacità di trasformare ogni problema in un'opportunità.
Claudio, invece, sembrava l'ombra dell'uomo che era stato.
Lo sguardo perso oltre il parapetto.
Le mani intrecciate.
Gli occhi spenti.
Come se tutta quella bellezza davanti a lui fosse ormai invisibile.

Domenico prese il bicchiere.

"Guarda che panorama....."

Claudio non rispose.

"Sai...» continuò Domenico. "Ce sò persone che pagherebbero oro pe sta sedute qua a guardà Roma. Te invece c'hai un'espressione talmente tragica che tra un pò arriva qualcuno a chiederti se deve chiamà l'esorcista."

Per la prima volta, Claudio lasciò sfuggire un mezzo sorriso.

"Sei er solito cretino."

"Finalmente. Hai mosso due muscoli della faccia. Pensavo fossero andati in pensione."

La battuta durò pochi secondi.
Poi il silenzio tornò a sedersi con loro.

«Non ce la faccio più, Dome...»

Quelle parole uscirono piano.
Quasi vergognandosi.

"Ho sbagliato tutto...."

Domenico rimase ad ascoltare.
Senza interromperlo.

"Co' Laura è finita nei peggiori dei modi. Er divorzio m'ha distrutto. Sul lavoro ho preso decisioni assurde. Ho perso occasioni, persone... perfino la voglia de alzarmi dal letto la mattina."

Abbassò lo sguardo.

"È come se la vita mi avesse presentato il conto tutto insieme."

Domenico fece girare lentamente il ghiaccio nel bicchiere.

"No."
Claudio lo guardò.

"La vita il conto te l'ha presentato. Sei tu che hai deciso di non leggerlo."

"Che vordì?"

"Significa che continui a guarda' gli errori invece di cerca' le soluzioni."

Claudio sorrise amaramente.

"Quali soluzioni?"

Domenico indicò la città.
"Sta città ogni giorno cade a pezzi e ogni giorno ricomincia. E te pretendi di esse' più fragile de Roma?"

Claudio rimase in silenzio.
"Ascoltame bene."
Il tono di Domenico cambiò.
Non era più quello dello scherzo.
Era quello di un fratello.

"Ricomincia dalle piccole cose. Organizzate la vita. Fatte na tabella. Riprendi a cammina'. Vai in palestra. Prenota un viaggio. Anche solo un weekend. Esci da quella cazzo de casa. Cambia aria. Dai ar cervello qualcosa de diverso dal dolore."

Claudio scoppiò in una risata amara.
"Organizzare?"

Fece una pausa.
Poi disse, quasi sottovoce:
"Al massimo posso organizza' er suicidio...»

Il tempo sembrò fermarsi.
Le risate degli altri tavoli svanirono.
Il vento cessò di avere un rumore.
Domenico lo fissò negli occhi.
Non abbassò lo sguardo.
Non cercò frasi di circostanza.
Conosceva Claudio da quarant'anni.
Sapeva che in quel momento aveva bisogno di essere scosso.
Non compatito.
Così, con quella lucidità feroce che solo un amico vero può permettersi, rispose:

"Quando deciderai di farlo, chiamame"

Claudio lo guardò sorpreso.

"Perché vojo stacce al tuo ultimo respiro..."

Lasciò passare un istante.
Poi concluse con voce ferma:
"...così avrò il tempo di prenderti a schiaffi, insultarti come non ho mai fatto e ricordarti che non hai il diritto di andartene lasciando chi te vole bene, a raccoglie' i pezzi. Io non te perdo senza combatte' "

Claudio rimase immobile.
Gli occhi iniziarono lentamente a riempirsi di lacrime.
Non per quella frase.
Ma perché, per la prima volta dopo tanto tempo, sentiva qualcuno combattere per lui.
Domenico si alzò.
Gli posò una mano sulla spalla.

"Sai qual è la differenza tra n'amico e l'altri?"

Claudio scosse lentamente la testa.

"Gli altri te chiedono come stai. Un amico vero se ne accorge prima ancora che te rispondi.. "

Il sole era ormai scomparso.
Roma si era accesa.
Migliaia di finestre illuminate sembravano stelle cadute sulla terra.
Claudio osservò quel panorama.
Per mesi aveva visto soltanto buio.
Quella sera, invece, tra tutte quelle luci, riuscì a scorgerne una anche dentro di sé.
Piccola.
Fragile.
Ma viva.

"Quel viaggio..." disse Claudio dopo un lungo silenzio. "Magari potremmo organizzarlo davvero."

Domenico sorrise.

"Ohhhhhh finalmente...... hai detto na cosa intelligente.
Ma sta volta prenoto io, perché se aspettamo te rischiamo de parti' quanno annamo in pensione.."

Entrambi scoppiarono a ridere.

La risata non cancellò il dolore.
Non aggiustò il passato.
Non risolse il divorzio,
il lavoro o gli errori commessi.

Ma fece qualcosa di altrettanto importante: aprì una piccola crepa nel muro della disperazione.
E a volte basta una crepa perché torni a entrare la luce.
Perché le grandi rinascite non iniziano quasi mai con una soluzione perfetta.
Iniziano con una mano tesa, una risata condivisa e un'Amicizia con la "A" maiuscola che rifiuta di lasciare indietro chi ama.
Sul tavolo rimasero due bicchieri quasi vuoti.
Davanti a loro, Roma brillava come non mai.
E in quella notte d'estate, tra il profumo dei pini, il rumore lieve del vento e l'immensità della città eterna, Claudio capì che forse la speranza non nasce dalle certezze.
Nasce da una mano che non ti lascia andare.
Perché ci sono legami che il tempo, gli errori e il dolore non riescono a spezzare.
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