Potiomkin: Post che diffonde odio e razzismo. Altro post che mistifica la realtà, creando una problema che non esiste, vuole creare allarme sociale dove non ce n'è. Ieri un brasiliano ha vinto le olimpiadi di sci. SVEGLIA! Siamo tutti mescolati e lo saremo sempre di più. Nota bene: chi non lo ammette farebbe bene farsi un giro in psichiatria perché sono sempre la non ammissione della realtà è un problema medico, è malattia, sappiatela riconoscere nei politici che dovete votare e non votateli. E che bello,è magnifico essere mescolati: nuove culture, nuovi cibi, la ricchezza del mondo a portata di mano. Il rovescio della medaglia: politici corretti che preferiscono creare allarme invece che affrontare le nuove necessità che si presentano, i politici di cui ti sei cassa di risonanza
Martin: Potiomkin «Capisco il tuo entusiasmo per il “mescolamento”, ma qui stai rispondendo a un post che non parla né di etnie né di cibi esotici. Parla di politica, non di biologia. Segnalare che alcuni partiti cercano consenso attraverso scorciatoie sulla cittadinanza non è “odio”, è un dato politico. Dire che ogni critica è razzismo è un modo comodo per evitare il merito della questione. Io non ho mai scritto che non debbano esistere culture diverse, né che chi arriva non debba integrarsi. Sto dicendo un’altra cosa: la cittadinanza è un patto, non un automatismo, e usarla come strumento elettorale è un problema democratico, non un problema etnico. Tu porti l’esempio del brasiliano che vince alle Olimpiadi: perfetto. È proprio questo il punto. L’integrazione funziona quando è un percorso, non quando diventa una scorciatoia per fare numeri alle urne. E no, non serve tirare in ballo la psichiatria. Quando si arriva a dare del malato a chi non la pensa come te, significa che non si hanno più argomenti. Io difendo una posizione semplice: accoglienza sì, ma con regole chiare; integrazione sì, ma con responsabilità; cittadinanza sì, ma quando è meritata, non regalata per convenienza politica. Se per te questo è “odio”, forse stai confondendo il dissenso con il razzismo.»
Martin: Potiomkin «Propaganda? No. Quella la vedi tu perché ti serve un’etichetta per non affrontare ciò che non ti piace. Io descrivo fatti e un malcontento che esiste, punto. Se per te la realtà è “odio razziale”, allora il problema non è ciò che dico io, ma ciò che non vuoi vedere tu. Negare una situazione non la fa sparire, la rende solo più evidente.»
Potiomkin: Martin è propaganda perché i tuoi post hanno lo scopo di diffondere e sostenere idee (sbagliate) ben precise, in italiano si chiama propaganda; te lo dico in senso neutro, non dispregiativo, mio nonno chiamava propaganda anche la pubblicità delle sigarette in tv, ed è ciò che fai tu, è oggettivo non è una opinione
Ieri un brasiliano ha vinto le olimpiadi di sci.
SVEGLIA!
Siamo tutti mescolati e lo saremo sempre di più.
Nota bene: chi non lo ammette farebbe bene farsi un giro in psichiatria perché sono sempre la non ammissione della realtà è un problema medico, è malattia, sappiatela riconoscere nei politici che dovete votare e non votateli.
E che bello,è magnifico essere mescolati: nuove culture, nuovi cibi, la ricchezza del mondo a portata di mano.
Il rovescio della medaglia: politici corretti che preferiscono creare allarme invece che affrontare le nuove necessità che si presentano, i politici di cui ti sei cassa di risonanza
Parla di politica, non di biologia. Segnalare che alcuni partiti cercano consenso attraverso scorciatoie sulla cittadinanza non è “odio”, è un dato politico.
Dire che ogni critica è razzismo è un modo comodo per evitare il merito della questione. Io non ho mai scritto che non debbano esistere culture diverse, né che chi arriva non debba integrarsi. Sto dicendo un’altra cosa: la cittadinanza è un patto, non un automatismo, e usarla come strumento elettorale è un problema democratico, non un problema etnico. Tu porti l’esempio del brasiliano che vince alle Olimpiadi: perfetto. È proprio questo il punto.
L’integrazione funziona quando è un percorso, non quando diventa una scorciatoia per fare numeri alle urne. E no, non serve tirare in ballo la psichiatria. Quando si arriva a dare del malato a chi non la pensa come te, significa che non si hanno più argomenti. Io difendo una posizione semplice:
accoglienza sì, ma con regole chiare; integrazione sì, ma con responsabilità; cittadinanza sì, ma quando è meritata, non regalata per convenienza politica.
Se per te questo è “odio”, forse stai confondendo il dissenso con il razzismo.»