okkaz20: Ricorda che il TUO STATO e quindi anche tu derubi direttamente(sfruttamento) o indirettamente ( vendendo loro le armi per le guerre) le risorse degli stati da cui partono i migranti
Martin: okkaz20 Altro che “Italia sfruttatrice”: in realtà siamo noi a rimetterci, perché lo scambio non è mai equo. Le risorse scompaiono, i governi locali arricchiscono le élite, mentre la popolazione continua a morire di fame. Non è Roma ad affamare l’Africa, ma i padroni interni, sostenuti e protetti da chi ha interesse a mantenerli al potere. Parlo con cognizione di causa: ho lavorato per 25 anni nel cuore dell’Africa e sono tuttora attivo nelle relazioni pubbliche a livello politico e militare. Lì ho costruito la mia vita, con una casa, una moglie e due figlie in Camerun.
okkaz20: Non.penso lavorassi per un' azienda camerunense ma sicuro per una europea o americana che sfruttava le risorse del CAMERUN senza dar lavoro decente agli indigeni locali ( indigeni = abitanti del luogo)
Martin: okkaz20 In sintesi: non ha molto senso distinguere “colpa interna” e “colpa esterna”, perché sono due facce della stessa medaglia. Il sistema si regge sulla complicità reciproca: le élite africane da sole non avrebbero la forza economica di sfruttare così massicciamente le risorse senza il supporto (armi, finanza, mercati) delle potenze esterne; le multinazionali da sole non potrebbero operare senza governi locali disposti a firmare concessioni.
Martin: okkaz20 La frase "Sfruttare manodopera locale e depredare le risorse porta la gente a cercare fortuna in altri paesi" descrive un fenomeno reale, ma io vedo in questo non un motivo per fuggire, bensì un motivo per restare. Restare per combattere. Restare per lottare per la legalità e per risolvere i problemi alla radice, nel mio paese. Perché presentarsi in un altro paese che già vive in difficoltà economiche, contribuendo spesso con l'illegalità e il disagio per i suoi cittadini, non è una soluzione; è solo spostare il problema e diventare parte di un ciclo negativo. So bene di cosa parlo: in Camerun ho personalmente espulso diversi cittadini europei e di altre nazionalità dopo che avevano concluso il loro contratto di lavoro e restavano in clandestinità a fare la "bella vita" con donne e champagne. La nostra regola è chiara: senza un regolare contratto di lavoro o un'attività economica legalmente iscritta, non resti a fare casino. Non si tratta di avere possibilità economiche, immaginate da "poveracci" come purtroppo spesso avviene in Italia. Noi abbiamo già abbastanza delinquenti italiani: dobbiamo proprio importarne degli altri? La legalità non è un'opinione, è un dovere universale. La vera fortuna non si cerca altrove scappando dai problemi, ma si costruisce qui, rendendo il proprio paese un luogo giusto e prospero, dove nessuno sia più costretto a lasciare la propria terra per mancanza di opportunità. L'emigrazione dettata dalla disperazione non è scelta, è costrizione. La mia scelta è restare e lavorare per un futuro in cui nessuno debba più essere costretto a farlo.
Restare per combattere.
Restare per lottare per la legalità e per risolvere i problemi alla radice, nel mio paese. Perché presentarsi in un altro paese che già vive in difficoltà economiche, contribuendo spesso con l'illegalità e il disagio per i suoi cittadini, non è una soluzione; è solo spostare il problema e diventare parte di un ciclo negativo. So bene di cosa parlo: in Camerun ho personalmente espulso diversi cittadini europei e di altre nazionalità dopo che avevano concluso il loro contratto di lavoro e restavano in clandestinità a fare la "bella vita" con donne e champagne. La nostra regola è chiara: senza un regolare contratto di lavoro o un'attività economica legalmente iscritta, non resti a fare casino.
Non si tratta di avere possibilità economiche, immaginate da "poveracci" come purtroppo spesso avviene in Italia. Noi abbiamo già abbastanza delinquenti italiani: dobbiamo proprio importarne degli altri? La legalità non è un'opinione, è un dovere universale. La vera fortuna non si cerca altrove scappando dai problemi, ma si costruisce qui, rendendo il proprio paese un luogo giusto e prospero, dove nessuno sia più costretto a lasciare la propria terra per mancanza di opportunità. L'emigrazione dettata dalla disperazione non è scelta, è costrizione. La mia scelta è restare e lavorare per un futuro in cui nessuno debba più essere costretto a farlo.